Macchine, mani e specchi di Anna Franceschini a Parigi

L’installazione dell’artista pavese, nell’ambito della collaborazione con l’azienda Sanlorenzo, seduce i visitatori del Grand Palais Éphémère ricordando anche la mercificazione nella storia del corpo femminile

«The Lady Vanishes» (2022) di Anna Franceschini. Cortesia di Sanlorenzo
Monica Trigona |  | Parigi

Anna Franceschini (Pavia, 1979) è un’artista che nel corso degli anni si è espressa attraverso linguaggi diversi riuscendo ogni volta a sorprendere per l’intensità che ogni suo «assemblage», all’interno di video, fotografie, installazioni, è riuscito a trasmettere. Macchine semplici e oggetti inanimati, quest’ultimi dalla forte componente «drag» ed estrapolati da un modello normativo convenzionale, animano display che si fanno palcoscenico di processi reiterati all’infinito.

Durante i giorni di Paris+ par Art Basel (dal 20 al 23 ottobre), la sua opera «The Lady Vanishes» è presentata da Sanlorenzo Arts, piattaforma dedicata all’arte creata da Sanlorenzo, marchio di assoluto valore ed eccellenza della nautica italiana, all'interno della Partner Area al Grand Palais Éphémère, in collaborazione con la Galleria Campoli Presti. Sanlorenzo continua così (dopo il debutto ad Art Basel di Basilea nel 2021) la sua missione di sostenere la creatività e l’arte contemporanea come espressione vivente del nostro tempo, mediante collaborazioni con artisti cui vengono commissionate opere con l'obiettivo di testimoniare l'impegno della società nella cultura contemporanea, nonché la sua sensibilità al linguaggio visuale. 

Come dice d’altronde l’azienda «Sanlorenzo Arts è una piattaforma dedicata alla navigazione nella complessità del presente attraverso la creatività, compresi i suoi aspetti più innovativi. È un canale attivo e interattivo per progetti, legati al mondo dell'arte e del design, che affrontano i temi più attuali nei modi più originali e ricchi di risorse, grazie alla sensibilità di artisti, designer, pensatori e creativi. Il progetto mira a creare una forte identità di Sanlorenzo Arts come vero e proprio produttore di cultura e design, e non semplicemente come sponsor o attivatore artistico».

All'interno di questo «statement» coesistono due cruciali elementi, da una parte l’idea forte di essere un «producer» di dispositivi di pensiero e non «solo» uno sponsor, dall’altra quella di selezionare intellettuali e artisti vicini ai temi più innovativi, ai limiti cui la creatività oggi si espone. In questa direzione sono le ultime due operazioni con Arcangelo Sassolino e Anna Franceschini, artisti che utilizzano anche la tecnologia come elemento di esplorazione di un limite, una frangia estrema e spesso inesplorata su larga scala, del pensiero.

In questo specifico caso, l’artista ha concepito un insieme di tre sculture cinetiche composte da espositori per gioielli, le conturbanti e filiformi mani esposte nei negozi, meccanizzati e montati su specchi. Dispositivi industriali muovono l’inanimato producendo una narrazione minima: gli arti si spostano diversamente, graffiano, si allungano, toccano, cambiano posizione come se dovessero interpretare una parte.
«The Lady Vanishes» (2022) di Anna Franceschini. Cortesia di Sanlorenzo
Lo specchio, elemento da sempre utilizzato nella sua rappresentazione o come componente fondante le stesse opere d’arte, si pensi a Michelangelo Pistoletto ma anche ad Anish Kapoor o al più emblematico uso che ne fece Giuseppe Penone, riflette mani e braccia ma anche il vuoto circostante. Come nei più riusciti «coup de théâtre», non appena lo spettatore si allontana dalla scena il riflesso della mano su di esso scompare. «The Lady Vanishes» per l’appunto, la signora sparisce.

Franceschini, che vanta studi alla Scuola Civica di Cinema e Nuovi Media di Milano e dottorato in Visual and Media Studies allo Iulm riflette sui termini della discussione attorno al cinema come macchina, orientando la sua attenzione verso la «macchina come cinema».
«The Lady Vanishes» (2022) di Anna Franceschini. Cortesia di Sanlorenzo
Ad ispirare «The Lady Vanishes» sono un brevissimo e storico sketch di Georges Méliès («Escamotage d’une dame chez Robert-Houdin») assieme a un trucco, da vero incantatore, di L. Frank Baum, (l’autore de Il mago di Oz). Méliès in tre inquadrature fece scomparire e ricomparire una donna che, nel frattempo, prendeva anche le sembianze di uno scheletro mentre Baum aveva offerto agli occhi bramosi di un pubblico di fine Ottocento una vetrina con tanto di modella che cambiava abiti e accessori in diversi, successivi, svelamenti.

In entrambi i casi la donna sembra «montata e rismontata» da qualcun altro, proprio come un manichino. Franceschini si focalizza sul dispositivo della vetrina e sulla sua portata estetica, sul manichino e sul concetto di femminilità. Lo specchio permette di «completare l’opera» a chi vi si riflette poiché «tutti siamo la signora che sparisce nel momento in cui entriamo in un gioco di seduzione con l’opera».

Gli apparati rimandano chiaramente all’universo femminile mentre gli elementi di display sembrano proprio ammiccare alla possibilità di riparare-cambiare qualcosa che non piace. Forse un richiamo all’insicurezza del gentil sesso?

Con la sua pratica di recupero degli oggetti, come i componenti espositivi commerciali, l’artista dona loro nuova vita, «riscattandoli» per così dire, nell’orizzonte dell’incessante produzione di beni di consumo.

L’occhio sulla Paris Art Week 2022

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