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Musei

Louvre Abu Dhabi obbligato a essere innovativo

Il direttore Manuel Rabaté racconta progetti e strategie del museo che ha compiuto tre anni

Louvre  Abu Dhabi progettato da Jean Nouvel. © Abu Dhabi Tourism & Culture Authority. Foto di Erik e Petra Hesmerg

Il Louvre Abu Dhabi ha compiuto i suoi primi tre anni nel pieno della pandemia. Il direttore Manuel Rabaté racconta i progetti con partner privati e le strategie per continuare il dialogo con i suoi pubblici di riferimento (in primis Cina e India): «Abu Dhabi è un luogo di reinvenzione e il Louvre vuole esplorare sempre nuovi modelli di essere museo».

Ammiratissimo e criticatissimo, capolavoro dell’architettura (opera di Jean Nouvel, archistar francese) e di diplomazia culturale (grazie all’accordo miliardario di 15 anni con i musei francesi, attraverso l’Agence France-Muséums), il Louvre Abu Dhabi ha compiuto i suoi primi tre anni nel pieno della pandemia. Contrariamente a Dubai (che si appresta a ospitare, da novembre, l’Expo rimandata dal 2020), Abu Dhabi da marzo non ha mai riaperto le sue porte ai turisti internazionali. Ne parliamo con Manuel Rabaté, 44 anni, direttore del museo emiratino dal 2016.

Come festeggia il suo terzo compleanno il Louvre Abu Dhabi?
I progetti sono molti e diversificati. Abbiamo presentato il nostro primo cortometraggio, «The Pulse of Time», disponibile in streaming sul nostro sito in arabo, inglese e francese. Coprodotto da Alexandre Plank e Antoine Richard (entrambi vincitori del Prix Italia), con una sceneggiatura originale di Stéphane Michaka, colonna sonora di Jonathan Morali e diretto da Mohamed Somji, è un viaggio audiovisivo nel tempo e nello spazio attraverso gli oggetti scelti nella collezione del museo. A novembre abbiamo organizzato un convegno internazionale online con la Nyu Abu Dhabi, intitolato «Reframing Museums». Oltre 60 esperti provenienti da cinque continenti si sono uniti per tre giorni di discussioni critiche sul futuro dei musei e del settore artistico e culturale. I contenuti sono disponibili sul canale YouTube «Reframing Museums». Abbiamo anche accolto nuove acquisizioni nella collezione permanente e nuove opere in prestito, molte delle quali capolavori impressionisti e moderni in prestito dal Musée d’Orsay, tra i nostri maggiori partner nella rete Afm (Agence France-Muséums), con opere di Degas, Renoir, Van Gogh, Gillot e Osman Hamdi Bey... L’opera «La famiglia Bellelli» fu dipinta a metà dell’800 quando Degas lasciò Parigi per visitare la famiglia in Italia. Finì per restare in Italia dai 22 ai 26 anni, realizzando una serie di studi negli Uffizi di Firenze. Non è un dipinto di una famiglia felice (il nonno di Degas era morto da poco), ma le ambizioni che sono evidenti nelle dimensioni del dipinto mostrano l’ispirazione, ottenuta proprio in Italia, per realizzare un’opera espressamente destinata all’esposizione.

Come guardate ai prossimi anni?
L’anniversario è stato per noi anche un’occasione per riflettere sulle sfide e le opportunità che il 2020 ha presentato. È stato un anno di certo difficile, ma direi che è stato anche il nostro più innovativo, spingendoci a pensare a modi nuovi e diversi per servire il nostro pubblico locale e per accelerare l’accessibilità del nostro pubblico globale e digitale. Nella sola estate 2020 abbiamo lanciato oltre 20 iniziative online.

Qual è il vostro pubblico tradizionale di riferimento?

Normalmente il 70% dei visitatori che accogliamo sono quelli che visitano Abu Dhabi dall’estero o da un Emirato vicino. Il nostro pubblico più numeroso rappresenta anche popolazioni significative che chiamano Abu Dhabi «casa»: India, Cina, Regno Unito, Francia, Russia. Ora, quella statistica è sovvertita per quanto riguarda i visitatori fisici. Siamo stati sopraffatti dal sostegno della nostra comunità locale qui ad Abu Dhabi e cerchiamo di rispondere con un analogo impegno e sostegno. Abbiamo una serie di programmi che coinvolgono coloro che potrebbero sentirsi più vulnerabili o isolati in questi tempi: gli emiratini anziani, i bambini, i genitori, gli operatori sanitari... Abbiamo lanciato programmi di sensibilizzazione digitale appositamente per questo pubblico. Il pubblico locale più anziano è invitato a riunirsi virtualmente per esplorare una particolare opera d’arte nella collezione, capace di evocare i loro i ricordi; bambini e genitori possono impegnarsi con le attività «Crea e gioca», disponibili per il download, e gli scolari degli Emirati Arabi Uniti sono stati collegati virtualmente alle classi in Francia attraverso un programma chiamato «Youth Speak». Abbiamo assistito a una crescita esponenziale del nostro pubblico digitale in tutto il mondo attraverso la collezione online sul nostro sito, guardando «The Pulse of Time» e accedendo alle playlist create con Anghami, la prima piattaforma di musica in streaming del mondo arabo. Finora, queste offerte digitali hanno coinvolto oltre 2 milioni di utenti in tutto il mondo.

Qual è la situazione ad Abu Dhabi e negli Emirati Arabi Uniti in relazione alla pandemia Covid-19?

Gli Emirati Arabi Uniti e Abu Dhabi, in particolare, sono stati esemplari nel dare priorità alla salute e alla sicurezza. Il Louvre Abu Dhabi ha ottenuto dal Governo un certificato «Go Safe» per il raggiungimento dei più elevati standard di salute e sicurezza per il nostro personale e per i nostri visitatori. Abbiamo collaborato con il gruppo Vps Healthcare per avere professionisti medici qualificati in loco per eseguire tutti i protocolli necessari, dalla rilevazione della temperatura alle procedure per il rispetto del distanziamento.

Come cambierà il Louvre Abu Dhabi nell’immediato futuro?

Abu Dhabi è un luogo di reinvenzione, di spirito imprenditoriale e creativo. Questo posto, la nostra casa, ci rende aperti a esplorare sempre nuovi modi di essere museo e servire le nostre comunità. Lo stiamo facendo in diversi modi: il simposio «Reframing Museums» di novembre; abbiamo lanciato una programmazione pubblica in corso che si concentra su «Arts for Health & Wellbeing»; e di recente abbiamo annunciato la partnership con Accenture Middle East, che amplierà notevolmente la nostra capacità digitale su tutte le nostre piattaforme interne e le esperienze esterne di «realtà estesa» (Xr) che siamo in grado di offrire digitalmente al pubblico di tutto il mondo. Avremo bisogno di continuare a essere pionieri attraverso nuovi mezzi ibridi per sperimentare l’arte, fisicamente e virtualmente.

Alessandro Martini, da Il Giornale dell'Arte numero 414, febbraio 2021

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Manuel Rabaté, direttore del Louvre Abu Dhabi. © Department of Culture and Tourism. Foto di Mohamed Somji)
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