Little Big Italy al Park Avenue Armory

Molta Italia tra gli stand di Tefaf New York, tornata dopo due anni di assenza: soddisfazione generale e buone vendite

Le sculture di Kapoor e Gormley nello stand della Galleria Continua
Elisa Carollo |  | New York

Nonostante la densa agenda della prima art week newyorkese dell'anno, Tefaf è stato l'evento imperdibile per molti, con un affollato opening celebrato come di rito tra ostriche, champagne e già alcune vendite, a conferma di come il brand si sia rinforzato nonostante i due anni di assenza.

Gli highlight di questa edizione, che si è svolta al Park Avenue Armory dal 5 all'11 maggio e che con 91 gallerie partecipanti da 14 Paesi è sempre più concentrata sul segmento contemporaneo, sono stati una serie di capolavori di Cy Twombly dalla Galerie Karsten Greve AG e il singolare Modigliani di David Tunick, Inc. Sean Kelly proponeva ritratti milionari di Kehinde Wiley, parte della serie ora esposta nell’ampia mostra in corso fino al 24 luglio nella Fondazione Giorgio Cini di Venezia, mentre Lehmann Maupin dedicava lo stand a Teresita Fernàndez, con quotazioni già oltre i 100mila dollari.

Forte la presenza degli espositori italiani, sia per il moderno sia per il contemporaneo. Gallerie come Tornabuoni Arte hanno dato lustro al meglio del dopoguerra italiano fra opere di Fontana, Castellani e altri, come «La Zingara» (1971) di Melotti presentato da Robilant+Voena sullo sfondo di un Keith Haring di circa 2,5 metri del 1989 con richiesta di 5 milioni di dollari. «La fiera è forse un po’ più lenta rispetto alle passate edizioni ma su certi artisti sia italiani come Boldini e Fontana, sia internazionali come Haring, Picasso e Albers c’è un vivace interesse», dichiarava Alessandro Galli.
Lo stand black/white di Mazzoleni
Mazzoleni ha optato per un black/white: «Il nostro progetto ha riscosso un grande successo: una selezione di opere in bianco e nero di Victor Vasarely degli anni Cinquanta e di due grandi maestri italiani Alberto Burri e Lucio Fontana», affermava Luigi Mazzoleni, sodddisfatto della vendita di un’opera del 1951 del maestro franco-ungherese, di un Fontana del 1959, e altre trattative ancora in corso.

Maggiore g.a.m. ha riproposto invece il dialogo di luce Ettore Spalletti - Giorgio Morandi, che l’artista stesso aveva voluto e curato con Franco Calarota in occasione di una mostra in galleria nel 2014. «Il pubblico americano ha accolto con successo il dialogo, mostrando interesse non solo per le nature morte di Morandi ma anche per altri soggetti come i fiori e i paesaggi e per le opere di Spalletti, che sono riproposte poco dopo la chiusura della mostra personale che Marion Goodman gli ha dedicato qui a New York», dichiarava Alessia Calarota. Venduti a collezionisti americani una natura morta e un paesaggio di Morandi, e un piccolo Spalletti.

Curatissimo anche lo stand di Cardi, l'unico in fiera a presentare opere di Christo di tale rilevanza storico artistica con richiesta tra 1-3 milioni e provenienti direttamente dall’archivio. Confermata l’attenzione anche internazionale per Carla Accardi, venduta a collezionisti locali per 250mila dollari.
Erano dedicati al contemporaneo gli stand di Massimo De Carlo (con una personale di Aaron Garber-Maikovska), e Galleria Continua, che per la prima partecipazione a Tefaf New York ha puntato su Kapoor, Gormley (con una scultura a terra da 500mila sterline), Kiki Smith e Nari Ward. «Abbiamo visto tanta voglia di esserci, clientela eterogenea e in moltissimi casi molto preparata, dichiarava Milo Gatti. Siamo molto soddisfatti».
Lo stand della galleria Cardi
Molte le gallerie che hanno optato per un approccio più storico artistico, come lo stand «Visible and Tangible Form» della Dickinson Gallery, che ha riunito nomi storici del Bauhaus, Op art e Arte concreta con opere latino-americane che ne hanno subito l'influenza. Lo stimolo, raccontava Dickinson, è venuto dalla collezione svizzera da cui proviene gran parte della porzione «storica», come un importante Max Bill da 178mila dollari e un Albers blu/verde da 700mila dollari.
Arnaldo Pomodoro è un altro nome italiano ricorrente, a conferma della sua crescente popolarità presso il pubblico americano: nello stand di Leon Tovar figuravano due sfere di diverse misure e una piramide con prezzi di richiesta fra i 90mila e i 360mila dollari, mentre la Galerie Thomas proponeva uno studio di una colonna (165mila dollari) e una sfera studio (740mila dollari).

Come nelle sue memorabili mostre in Palazzo Fortuny a Venezia, la veterana galleria Axel Vervoordt ha creato un intimo dialogo fra antichità, minimalismo e l'energia esplosiva di un capolavoro di Shiraga da 3,4 milioni di dollari. Durante l’opening Boris Vervoordt dichiarava già conclusa la vendita di almeno 3 opere, con altre trattative in corso, incluso lo Shiraga.

Solo capolavori sopra il milione anche per Van De Weghe, che assecondava l’interesse attuale per il Surrealismo con un Roy Lichtenstein che ne ammicca allo stile e temi, e un Magritte di qualità museale. I prezzi stellari di tutto lo stand non hanno scoraggiato realtà di fondi di investimento come Athena Fine Arts/Yield Street, la cui managing director era in trattative per un’importante opera di Basquiat già durante l’opening.

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