Le provocazioni di Kai Althoff

Alla Whitechapel Gallery la prima antologica britannica di un virtuoso semiautodidatta

Federico Florian |  | LONDRA

Fine anni Novanta: urina su una serie di tele prima di metterle sul mercato. 2001: trasforma la galleria Buchholz in un club omoerotico per giovani cristiani. 2012: espone a documenta una lettera in cui spiega perché non partecipa.

Kai Althoff (Colonia, 1966) è un provocatore e virtuoso semiautodidatta che produce dipinti, sculture e installazioni mescolando folklore tedesco ed Espressionismo pittorico, con una estetica vivida e squillante che fa l’occhiolino a James Ensor e Gustav Klimt.

Dal 7 ottobre al 10 gennaio la Whitechapel Gallery ne ospita la prima antologica britannica, con circa cento opere di tutta la sua carriera. Si spazia da disegni d’infanzia, a fotografie, opere tessili, sculture, installazioni e nuovi dipinti figurativi allestiti come set e mise-en-scène teatrali.

La retrospettiva è concepita dall’artista come un tributo a Bernard Leach, il padre della ceramica inglese moderna cui è dedicata una sala.

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