Le mura ci aiutano a stare insieme, ma sono anche fragili: occorre una Carta

Dal convegno di Italia Nostra a Santarcangelo di Romagna l’invito a conoscere e proteggere un patrimonio che non è solo scenografico

Veduta delle mura di Jesi (An). Foto: Stefano Miliani
Stefano Miliani |  | Santarcangelo di Romagna (Rn)

Le antiche mura urbane italiane sono vulnerabili, e non pensiamo solo alle Mura Aureliane di Roma, che ogni tanto finiscono nei quotidiani e nei tg per qualche crollo. Occorre una «Carta delle mura» onde fissare principi chiari e suggerire norme in grado di proteggerle, farle conoscere, valorizzarle: il primo atto per la sua stesura è stato il convegno «Mura, Limes e Urbe. Tutela e valorizzazione delle mura urbiche» tenuto sabato scorso da Italia Nostra nel Castello malatestiano di Santarcangelo di Romagna.

Tra i relatori, Francesco Scoppola, architetto, già direttore generale dell’allora Ministero dei Beni culturali, rievoca in sala e a «Il Giornale dell’Arte» una vicenda estenuante: «Credo che il caso di Urbino debba essere nella “Carta” perché ha avuto due leggi che ne dichiaravano l’interesse pubblico. Nel 2001, nominato soprintendente nelle Marche, scopro che la città non ha il decreto di interesse pubblico, allora lo dichiaro io, ritenendolo mio dovere, ma associazioni, Comune, Provincia e Regione, fanno ricorso: ritenevano che il vincolo limitasse i loro poteri. Lo Stato ha provato a difendersi ma con la lentezza del pachiderma. La causa paralizza l’operazione. Per fortuna Italia Nostra con Desideria Pasolini dell’Onda presidente decise di sostenere la causa che, dopo 18 anni e mezzo, è stata vinta».

Scoppola ripensa anche alle Mura Aureliane: «Non è un problema solo di stabilità, è anche l’uso. A Roma non è stato fatto un solo decreto di tutela che abbia riguardato il perimetro delle mura nonostante il loro carattere iconico. Ad esempio sul pomerio (lo spazio libero lungo le mura, Ndr) servono vincoli e quindi misure limitative ma insieme ad aiuti, agevolazioni. Le Mura Aureliane vanno protette nella loro interezza».

Marina Docci, professoressa di restauro architettonico all’Università della Sapienza di Roma, in sala cita la tesi in corso di una dottoranda, Elisa Fidenzi: «A Terni le demolizioni hanno reso le mura talmente minimali che è difficile riconoscerle e intervenire con la manutenzione: case addossate ed elementi privati non permettono di avvicinarsi». E ricorda come «il rischio idrogeologico, le modifiche del tessuto urbano, l’uso dei suoli a ridosso delle mura, la mancanza di manutenzione» siano «fattori di rischio».

«Questo patrimonio veniva abbattuto per ammodernare le città, ricorda al nostro giornale il presidente della sezione di Valmarecchia di Italia Nostra Massimo Bottini. È difficile da conservare, non ha cubature da riconvertire. Eppure pensiamo a Urbino, a Lucca, a Ferrara: tutti sanno definirne il valore scenografico. Le mura ci insegnano a stare insieme, danno senso a chi siamo, smarriti nella città moderna che non ha più limiti, e sono anche una dotazione ecologica: a Padova la loro gestione ha contribuito a gestire l’emergenza idraulica». Quindi invita a «una riflessione a 360 gradi con altre associazioni, i Comuni, gli esperti, i cittadini perché l’argomento va affrontato. Intendiamo anche creare un festival biennale, “Le mura viventi”».

Sulla pagina Facebook di Italia Nostra è disponibile il convegno registrato.

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