Le installazioni video di Akomfrah al Baltic Centre

Temi principali: l'inquinamento, il riscaldamento globale, il precariato e il jazz

John Akomfrah, «Precarity», 2017. © Smoking Dogs Films; Courtesy Lisson Gallery
Federico Florian |  | Gateshead

Tra i filmmaker contemporanei più brillanti della scena artistica e cinematografica britannica John Akomfrah, classe 1957, sta cavalcando l’onda di un successo internazionale. A seguito dell’antologica al New Museum di New York nel 2018 e della partecipazione al Padiglione del Ghana nell’attuale edizione della Biennale di Venezia (padiglione definito da Akomfrah «esemplare unico e carismatico in un mare di “whiteness”», in riferimento alla prevalenza di artisti bianchi e occidentali nella rassegna veneziana), ora tocca al Baltic Centre for Contemporary Art di Gateshead, alle porte di Newcastle, che dal 5 luglio al 27 ottobre ospita una nuova personale del filmmaker londinese.

La parabola della carriera di Akomfrah ha origine nei primi anni Ottanta, quando insieme a David Lawson e Lina Gopaul fonda a Londra il Black Audio Film Collective, in risposta alla rivolta di Brixton del 1981. Dalle
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