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Mostre

Le immacolate visioni concettuali di Thomas Struth

Il Guggenheim Bilbao ripercorre 50 anni di carriera di uno dei fotografi europei più influenti del dopoguerra

«Mountain, Anaheim» (2013) di Thomas Struth. © Thomas Struth

L’essere umano e le sue relazioni con la città e la natura, la famiglia e la società, l’arte, la cultura e le nuove tecnologie, sono i protagonisti delle immagini di uno dei fotografi europei più influenti del dopoguerra, Thomas Struth (Geldern, 1954), cui il Museo Guggenheim di Bilbao dedica un’ampia retrospettiva.

La mostra, aperta dal 2 ottobre al 19 gennaio, permette di ripercorrere tutto il percorso creativo di Struth, mettendo in relazione le intuizioni dei suoi inizi con le serie che l’hanno reso famoso come «Unconscious Places», «Family Portraits», «Museum Photographs», «New Pictures from Paradise», «Audience» e «This Place», che a loro volta stabiliscono un dialogo con le sue proposte più sperimentali e le opere recenti, tra cui «Nature & Politics», «Animals» e le foto di paesaggi e fiori realizzate per l’ospedale Lindberg di Winterthur. In tutte, indipendentemente dal soggetto o dal momento in cui sono state realizzate, il fotografo tedesco affronta questioni fondamentali come l’instabilità delle strutture sociali e la fragilità dell’esistenza umana, capaci di suscitare la partecipazione e l’empatia del pubblico.
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(il testo integrale è disponibile nella versione cartacea)

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 401, ottobre 2019

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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