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Roberta Bosco
Leggi i suoi articoliÈ stata l’ultima delle grandi fiere internazionali prima dello scoppio della pandemia ed è la seconda, dopo Art Rotterdam, a tornare al formato presenziale, dal 7 al 11 luglio. Giocando con le date Arco Madrid, la principale fiera d’arte contemporanea della Spagna, è riuscita a non cancellare neanche un’edizione e per la prima volta in 40 anni si celebrerà nell’afa madrilena. Nonostante l’incertezza sanitaria, hanno risposto all’appello 130 gallerie (80 meno del 2020), di 27 paesi, il 54% straniere, grazie anche alle importanti riduzioni sui prezzi degli stand.
L’Italia avrà una rappresentazione quasi testimoniale, le gallerie saranno solo tre: Eduardo Secci di Firenze, Maab Gallery di Milano e la fedelissima Studio Trisorio di Napoli. Non tradiscono i parigini Lelong, Thaddaeus Ropac, Chantal Crousel, Mor Charpentier e Perrotin, mentre da Berlino arrivano Carlier Gebauer, Nordenhake e Peres Projects. Una sezione è riservata alle gallerie latino-americane, che per aggirare il problema dei viaggi propongono anche opere immateriali.
Si celebra la fiera ma non l’atteso 40mo anniversario spostato al 2022, per permettere a tutte le gallerie di tornare. La situazione ha imposto la riduzione delle curatele, una delle caratteristiche di Arco, ma per contrappeso tutti i progetti speciali saranno di donne, una forma di saldare, anche se solo parzialmente, il debito contratto in questi anni con le artiste, sempre in inferiorità per numero e quotazioni rispetto ai colleghi maschi.
In osservanza delle norme di sicurezza, l’edizione 2021 avrà un carattere marcatamente professionale e restringerà al fine settimana le visite del pubblico. Secondo la direttrice Maribel Lopez «quest’anno l’obiettivo di Arco non è solo rilanciare il mercato, ma anche riattivare la complicità con i galleristi e appoggiare gli artisti, specialmente i più colpiti dagli effetti collaterali della pandemia».
Una passata edizione di Arco a Madrid
Roberta Bosco
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