Le confessioni di Alfred Kubin

Al Leopold Museum di Vienna, un dialogo con artisti dallo stesso sguardo distopico. Da Goya a Munch, da Ensor a Redon, da Böcklin a Klinger, da Beardsley a Rops

«Verso l’ignoto» (1900-1901) di Alfred Kubin
Flavia Foradini |  | Vienna

È uno dei più incisivi e prolifici disegnatori e illustratori della prima metà del Novecento, e la sua opera s’inscrive nella lunga tradizione della grafica che s’immerge nei meandri della psiche e libera fantasia, paure e incubi. Una vita funestata da eventi drammatici, Alfred Kubin (1877-1959) dedicò la propria attenzione al lato oscuro della mente e ne trasse immagini sospese tra grottesco e onirico, che ancora fanno riflettere.

Visioni sofferte che riflettono le teorie psicanalitiche ma anche l’osservazione dei laceranti tormenti inferti da due guerre mondiali. Fino al 24 luglio una selezione di fogli dell’artista asburgico dal titolo «Alfred Kubin. Confessioni di un’anima tormentata» si apre al Leopold Museum a un dialogo con artisti che nel tempo condivisero lo sguardo distopico di Kubin: da Goya a Munch, da Ensor a Redon, da Böcklin a Klinger, da Beardsley a Rops.

Ritratti di scrittori celebri
«Lo sguardo dalla cornice. Ritratti di letterati», aperta fino al 29 agosto, è una carrellata di 230 opere di artisti perlopiù altrettanto celebri quanto i soggetti di primo piano nella letteratura mondiale di ogni tempo (da Dante a Shakespeare, da Cervantes a Schnitzler, a Baudelaire) e sono colti in disegni e dipinti, fotografie e collages che portano la firma fra l’altro di Picasso, Dalí, Kokoschka, Max Oppenheimer.

Il corpus di opere è frutto di una donazione di 350 lavori che il collezionista e gallerista Helmut Klewan ha raccolto nel corso di quattro decenni e che ha ora destinato al Leopold Museum: «Fin dall’antichità il grande pubblico cerca dietro le opere i volti di autori e personaggi, le peculiarità somatiche, le espressioni e gli sguardi, per cercare di carpirne i moti segreti», chiosa il curatore Stefan Kutzenberger l’intento della mostra.

Volti senza sguardi
Enigmatiche nelle loro linee essenziali sono le teste di Franz Hagenauer, scultore modernista austriaco (1906-86) allievo di Dagobert Peche, Anton Hanak e Josef Hoffmann. Grande sperimentatore con materiali e generi diversi, fu vicino tra l’altro alla Secessione Viennese e alla Wiener Werkstätte, ma sviluppò poi un proprio cammino artistico del tutto autonomo, anche grazie al fiorente e rinomato laboratorio di famiglia, di cui assunse la direzione dal 1956.

La personale al Leopold Museum presenta fino al 12 settembre 170 opere da tutte le fasi produttive, provenienti in particolare dalla collezione privata Breinsberg, la maggiore al mondo.

© Riproduzione riservata
Calendario Mostre
Altri articoli di Flavia Foradini