Larry Fink reporter silenzioso

Una retrospettiva alla Galleria Bene Taschen

Francesca Petretto |  | Colonia

La Galerie Bene Taschen ospita fino all'8 maggio «Larry Fink. Retrospective». Nato nel 1941 a Brooklyn, Fink ne respira l’aria densa di contraddizioni e tensioni sociali, quelle che diventano oggetto principale delle sue esplorazioni per oltre 60 anni. Comincia a scattare che è ancora adolescente per poi frequentare le lezioni di Lisette Model, avendo come compagni di corso Diane Arbus e Garry Winogrand. Si definisce fotografo umanista, gli interessa raccontare la gente cercando «l’energia che emerge quando ci sono degli scambi tra persone».

La metropoli e i suoi abitanti, la vita nelle campagne, la beat generation, le palestre per i pugili, i party esclusivi con le star hollywoodiane, i musei, le lotte per i diritti civili, le marce delle donne: è tutto ripreso nel bianco e nero contrastato delle sue immagini, una partitura jazz che si forma lungo «una vita, secondo le sue parole, trascorsa ad accumulare immagini che attestano un senso di meraviglia sensuale e sociale». La mostra espone una panoramica che attraversa oltre 50 anni di storia americana, osservati dal punto di vista di un reporter silenzioso.

Si ritrovano le serie «Social Graces», che affianca l’élite festaiola dell’Upper Manhattan al quotidiano di una famiglia in una cittadina rurale;  il jet set di «The Vanities: Hollywood Parties»; «The Beats» con la passione giovanile per la Beat Generation e i suoi protagonisti, con i quali condivide i primi anni del proprio cammino creativo. Fino alla più autobiografica «Somewhere There’s Music», con i grandi nomi della musica jazz; e la quasi intimistica «Boxing Images», dove la tensione fisica dei boxeur sui ring fumosi delle palestre, sembra l’apoteosi della sua concezione estetica.

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