La visione di Haring in cento opere

Provengono tutti da una collezione privata i disegni su carta, le litografie, le serigrafie e i manifesti allestiti nell’Orangerie della Reggia di Monza

«Mural Paints, V2» (particolare), di Keith Haring. Foto: © Allan Tannenbaum / sohoblues.com
Ada Masoero |  | Monza

Arriva dal tour negli Stati Uniti (nel Missouri, a New York, in Florida e in Pennsylvania) e sbarca nella Reggia di Monza la mostra «Keith Haring. Radiant Vision», aperta nell’Orangerie fino al 29 gennaio prossimo. Prodotta da General Service and Security, Gcr e Saga Mds con il Consorzio Villa Reale e Parco di Monza, curata e prodotta da Beside Studio, la rassegna presenta oltre 100 opere tra litografie, serigrafie, disegni su carta e manifesti prestati da una collezione privata, che coprono per intero il breve ma produttivo arco della sua vita d’artista e di attivista per i diritti civili.

Nato nel 1958 in Pennsylvania, in una famiglia borghese (e morto nel 1990) quando, ventenne, giunse a New York, Haring strinse amicizia con Kenny Scharf e Jean-Michel Basquiat, oltre che con Warhol. Qui Haring conobbe una fama larghissima sin dall’inizio degli anni ’80, quando prese a dedicarsi alla Street Art, per entrare già nel 1982 nelle gallerie più alla moda della città. Senza mai trascurare però l’arte pubblica e le campagne d’affissione per le cause umanitarie.

Inconfondibili il suo stile, lineare, incisivo e colorato, e il suo alfabeto visivo, fatto di pittogrammi ripetuti: cani abbaianti, volti, figure danzanti, e bambini, tutti «radianti», perché circondati da una sorta di aura d’energia. In mostra, tra le altre, la stampa lunga due metri «Medusa Head», una rilettura del mito orrifico della Medusa alla luce della strage che l’Aids compieva tra i suoi amici, finendo poi per uccidere anche lui.

© Riproduzione riservata
Calendario Mostre
Altri articoli di Ada Masoero