La storia complicata (e dimenticata) di Roma antica

Il volume di Giulio Guidorizzi racconta i miti della fondazione dell'Urbe attraverso il suo parterre di eroi, tra profezie, oracoli, fratricidi e leggende

«Clelia attraversa il Tevere» (1630-40) di Pieter Paul Rubens
Carlotta Venegoni |

L’analisi iconografica di un’opera d’arte non è sempre un’operazione immediata. I soggetti raffigurati erano di facile comprensione per il fruitore coevo alla realizzazione dell’opera, ma, con il passare del tempo, la conoscenza della storia effigiata è divenuta più che altro prerogativa degli studiosi e degli esperti in materia. L’iconografia legata alla fondazione dell’antica Roma, ad esempio, è un tema molto presente nella storia dell’arte di tutte le epoche, ma oggi non sono molti quelli che saprebbero distinguere la maggior parte degli episodi storici che la trattano.

Diverse opere che illustrano le storie dei miti romani necessitano infatti di didascalia e, anche così, molti potrebbero non ricordare (o non sapere affatto) chi fossero Tarpea, Mettio Curzio, la ninfa Egeria (nella foto, «La ninfa Egeria detta le leggi a Numa Pompilio» di Ulpiano Checa y Sanz, Madrid, Museo del Prado) o quali vicende si snodano attorno a Clelia, a Lucrezia, e probabilmente persino a Romolo e Remo.

Il volume di Giulio Guidorizzi racconta i miti della fondazione della Roma antica attraverso il suo parterre di eroi, tra profezie, oracoli, fratricidi e leggende. I Romani, pur adottando i miti dai Greci, ebbero un’altra forma di mitologia, incentrata sulla storia delle origini della loro città, lentamente in formazione. Per innescare l’inizio di una storia, che doveva essere gloriosa, era necessario avere un uomo, un fondatore, preso in prestito da un’altra cultura: Enea.

E perché la storia fosse mitica servivano altri personaggi, protagonisti talvolta reali, talvolta leggendari. Forse. Perché per Tito Livio e per gli antichi, i primi sette re di Roma furono uomini concretamente esistiti. I primi passi della città che conquistò il titolo di «caput mundi» si snodano quindi, a partire dai sette re, tra mito e storia.

L’autore accompagna il lettore in un viaggio dotto e affascinante che si conclude con l’uscita di scena di Tarquinio, ultimo dei re dell’Urbe. Una seconda parte del libro tratta dei riti, degli usi, delle credenze della Roma arcaica ed è in questa sezione che troviamo anche le divinità, oltre alle feste e alle cerimonie. L’intero libro è accompagnato da una corposa raccolta iconografica di opere d’arte antiche e moderne che rappresentano gli episodi raccontati. Un vademecum per studenti, studiosi e curiosi, per non sbagliare durante le visite ai musei. 

Il grande racconto di Roma antica e dei suoi sette re,
di Giulio Guidorizzi, 384 pp., ill. col., Il Mulino, Bologna 2021, € 40

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