La sfida parigina di Pinault

Apre il 22 maggio il nuovo museo nella Bourse de Commerce a Les Halles. Jean-Jacques Aillagon, direttore generale della Pinault Collection, ci anticipa allestimento, mostre e progetti

Il progetto di Tadao Ando per la cupola della Bourse de Commerce. Foto Marc Domage © Tadao Ando Architect & Associates, Niney et Marca Architectes, Agence Pierre-Antoine Gatier
Luana De Micco |  | Parigi

Rinviata più volte a causa della crisi sanitaria l’apertura del nuovo museo dell’imprenditore e collezionista François Pinault nella Bourse de Commerce si terrà dunque il 22 maggio. Il museo apre in un edificio singolare, di forma circolare, costruito da Nicolas Le Camus de Mézières negli anni Sessanta del Settecento per ospitare la «Halle au blé», il magazzino del grano, e trasformato dall’architetto Henri Blondel in Bourse de Commerce (1889).

Pinault, che rincorre da anni il sogno di un museo parigino, non poteva conquistare luogo più centrale, il quartiere pieno di vita di Les Halles. Iniziato nel 2017, il cantiere di ristrutturazione dell’edificio, che la città affitta a Pinault per 50 anni rinnovabili (per 15 milioni di euro i primi due anni e per 60mila euro dopo), è stato consegnato la scorsa primavera, nei tempi previsti.

Il restauro, finanziato da Pinault a più di 100 milioni di euro, è stato affidato a Tadao Ando, l’architetto giapponese che ha già collaborato con il miliardario per i musei di Venezia di Palazzo Grassi e Punta della Dogana. Ando ha creato al centro dell’edificio un cilindro minimalista di cemento bianco, alto 9 metri, che si incastra nella sala in stile classicista, sotto la grande cupola di vetro a struttura metallica.

Sono state ricavate dieci gallerie espositive su più livelli che ospiteranno le mostre della collezione di Pinault, ricca di più di 100mila opere. Nello spazio, di 6.800 metri quadrati, è stato anche creato un auditorium da 300 posti. Abbiamo parlato del progetto culturale con Jean-Jacques Aillagon, ex ministro francese della Cultura, e direttore generale di Pinault Collection.

Quale è l’identità del nuovo museo Pinault?

Trovandosi a metà strada tra il Louvre e il Centre Pompidou, la Borse de Commerce apporterà un mattone in più all’edificio dell’offerta culturale di Parigi: quello dell’arte contemporanea, in tutte le sue forme espressive. Gli allestimenti, monografici o tematici, proporranno letture sempre diverse della scena artistica odierna e sempre in stretta collaborazione con gli artisti. Saranno accompagnati da una programmazione di dibattiti di approfondimento, interventi di artisti, proiezioni nell’auditorium. L’arte sarà sempre messa «in prospettiva». Sarà molto importante la mediazione culturale, per coinvolgere tutti i tipi di pubblico. Il museo ha inoltre l’ambizione di iscriversi in una logica «collegiale» nel contesto locale, nazionale e internazionale, impegnandosi a stringere collaborazioni e coproduzioni ogni volta che sarà possibile. La prima programmazione sarà caratterizzata dalla parola «Ouverture», che a mio avviso incarna alla perfezione la nostra filosofia.

Che cosa vedranno i visitatori all’apertura?

Saranno presentate più di 200 opere di 33 artisti che abbracciano le questioni legate al genere, all’identità, ai territori. Le opere della collezione Pinault investiranno l’integralità degli spazi dell’edificio, dallo studio al piano -2 fino al terzo piano. François Pinault ha infatti deciso di abolire la rigida distinzione tra gli spazi espositivi veri e propri e quelli dedicati all’accoglienza, alla circolazione e alla mediazione. La visita della Bourse de Commerce sarà un’esperienza totale: storica, architettonica e artistica.

La crisi attuale ha influito sulle scelte iniziali di allestimento?

Abbiamo fatto alcuni aggiustamenti. Durante il lockdown, François Pinault ci ha chiesto a più riprese di riflettere sulla programmazione. Ha voluto che l’allestimento inaugurale fosse un «manifesto», per dire che, in un mondo in cui tante cose chiudono, l’arte al contrario si apre verso gli altri.

È da molto tempo che Pinault desiderava aprire un museo a Parigi.

Quindici anni dopo l’abbandono del progetto di museo sull’Île Seguin, alle porte di Parigi, questo nuovo luogo permette innanzitutto a François Pinault di concretizzare la sua volontà: quella di essere presente nella capitale non appena possibile. Ma tornare a Parigi non significa rinunciare a Venezia. I tre siti, Palazzo Grassi, Punta delle Dogana e Bourse de Commerce formeranno una sorta di network europeo. Hanno la fortuna di trovarsi in città eccezionali, una metropoli artistica come Parigi e Venezia, che ospita la Biennale, principale rassegna d’arte contemporanea al mondo.

Che cosa differenzierà il museo parigino dai siti veneziani?

François Pinault vuole che ognuno dei suoi musei abbia una personalità propria. Ecco perché ognuno ha il suo direttore, Martin Bethenod a Parigi e Bruno Racine a Venezia. Ma le due istituzioni nascono dalla stessa iniziativa e si appoggiano sulla stessa collezione. Pinault desidera quindi che ci sia coordinazione nella loro azione. Questo è il mio ruolo. Nella maggior parte dei casi le programmazioni saranno distinte, ma non mancheranno occasioni per realizzare progetti e collaborazioni. Come nel motto degli Stati Uniti: «E pluribus unum».

La congiuntura attuale modificherà la fruizione dell’arte?

Le istituzioni culturali, in Francia come in Italia, sono state duramente provate dalla pandemia e aspirano solo a ritrovare il loro pubblico, ma non si può ignorare la lezione che la crisi ci ha insegnato sulla vulnerabilità dell’umanità. Ritengo che vivremo un’epoca grave e la gravità riguarderà anche l’arte e le forme di fruizione da parte del pubblico.

Ci può anticipare i prossimi progetti della Collection Pinault?

L’obiettivo principale è aprire la Bourse de Commerce e consolidare il network con i musei veneziani. Quindi inaugureremo a Punta della Dogana una grande mostra dedicata all’artista statunitense Bruce Nauman. Le sale di Palazzo Grassi invece resteranno chiuse fino a dopo l'estate per lavori. La Collection Pinault porta avanti anche il suo programma «hors les murs». A Le Fresnoy - Studio national des arts contemporains di Tourcoing, presentiamo una mostra di Enrique Ramírez, artista accolto attualmente in residenza da noi. La Bibliothèque Nationale de France riprenderà la mostra su Henri Cartier-Bresson che è ora a Palazzo Grassi. Al Mucem di Marsiglia, la mostra «Jeff Koons Mucem. Oeuvres de la Collection Pinault» sarà l’occasione di far dialogare le opere dell’artista e la collezione del museo. Infine, in estate, il Couvent des Jacobins di Rennes presenterà la mostra «Au-delà de la couleur, le noir et le blanc dans la Collection Pinault».

© Riproduzione riservata Jean-Jacques Aillagon. © Foto Maxime Tétard
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