La Recchia contro i dirigenti che non collaborano

Edek Osser |

Roma. La riforma del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (Mibact), come era previsto (cfr. n. 350, feb. ’15, p. 1), è un vero terremoto che ha destabilizzato l’assetto del Ministero e i suoi stessi obiettivi. La situazione è ancora confusa di fronte a compiti del tutto nuovi, resi più gravosi dalla ormai consueta, grave carenza di risorse umane e finanziarie.
Il primo compito affidato alla neonata struttura è di capire che il ministro Dario Franceschini ha voluto cambiare l’orizzonte, cioè la stessa «mission» del Ministero dei Beni culturali. La sua riforma risponde alle necessità di risparmio della spending review, ma punta soprattutto alla «valorizzazione» come occasione di «sviluppo diffuso» anche per avvicinare il patrimonio culturale al turismo, e per conquistare al Ministero, gravemente impoverito, altre risorse, private e del volontariato. Il rischio,
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