La Ravenna di Dante

Gli appuntamenti per celebrare il Poeta, dalle ricostruzioni di importanti complessi urbani alle iniziative del Tamo

Enzo Babini, «Inferno Canto I» e «Inferno Canto XXXII»
Stefano Luppi |

Dante Alighieri trascorse in Romagna un lungo lasso di tempo, a più riprese. Stando alle fonti fu a Forlì nel 1303 e nel 1310 e a Ravenna nel tratto finale della sua esistenza terrena. Nella città capitale dell’Impero Romano d’Occidente (402-476), del Regno ostrogoto (493-540) e dell’Esarcato bizantino (584-751), a celebrare il Poeta è RavennAntica, istituzione presieduta da Giuseppe Sassatelli e diretta da Sergio Fioravanti, con importanti appuntamenti espositivi. Il principale è «Classe e Ravenna al tempo di Dante», a Classis Ravenna, Museo della città e del territorio, fino al 26 settembre. Curata da Enrico Cirelli, Fabrizio Corbara, Giovanna Montevecchi e Giuseppe Sassatelli e frutto di una approfondita ricerca, la mostra ricostruisce con dovizia il panorama urbano di Ravenna e di Classe ai tempi di Dante.

Quali luoghi incontrò il protagonista nel tratto finale della sua vita tra la città e le aree marittime immediatamente vicine? Come si svolgeva la vita a Ravenna e al porto di Classe? Ricostruzioni 3D di importanti complessi urbani restituiscono il quadro urbanistico e paesaggistico del territorio all’arrivo del Poeta, quando il centro abitato ravennate era stretto all’interno delle mura sopravvissute dall’epoca tardoantica, ad alcuni chilometri dal mare, mentre la fascia costiera, lambita dalla celebre pineta citata nel canto XXVIII del Purgatorio (vv. 19-21), costituiva una vasta area boschiva fino all’abitato di Cervia. All’interno della città gli edifici più comuni erano a uno o due piani, tanti erano gli edifici religiosi e le torri; la città contava circa 10mila abitanti.

Ravennantica presenta poi, fino al 6 gennaio, altre due rassegne nel Museo Tamo, che da dieci anni ospita inoltre mosaici sul tema dell’Inferno e del Paradiso. «Tamo Dante: Dante e la Romagna», a cura di Laura Pasquini, Giuseppe Sassatelli, Enrico Cirelli e Fabrizio Corbara e «Tamo Dante: L’alto passo… Andar per pace», personale di Enzo Babini a cura di Giuseppe Sassatelli e Fabrizio Corbara, realizzata in collaborazione con Casa Matha.

La prima è un percorso fatto di passi e parole, certezze documentarie e ipotesi attraverso tutti i luoghi citati nella Commedia e quelli non chiamati in causa nel testo ma presumibilmente lambiti nei tragitti romagnoli del Sommo Poeta. Lo scultore e ceramista Enzo Babini, invece, rappresenta le tre cantiche della Divina Commedia in cento formelle di terracotta. Tamo diventa dunque un distretto dantesco attiguo alla «Zona del silenzio» che circonda la tomba di Dante, in dialogo con gli altri luoghi che celebrano la ricorrenza con mostre a tema come «Le Arti al tempo dell’esilio», «Inclusa est flamma. Ravenna 1921: il Secentenario della morte di Dante» e il nuovo Museo Dante.

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