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Il viaggiator cortese

La perla di Labuan

La vicenda del «braciere» di Manama, monumento abbattuto nel 2011 in una rivolta popolare

Il «braciere» di Manama, che fu abbattuto nel 2011 nel corso di una sollevazione popolare

Vagando per il piccolo reame del Bahrein alla ricerca di qualche forma d’arte, scoprii che il monumento tra tutti più noto del Paese era scomparso. Non sepolto dalla sabbia (come le tombe rupestri di Madain Saleh), o trafugato (come l’obelisco di Axum), e neppure distrutto dal furore iconoclasta (come i Buddha di Bamiyan), bensì raso al suolo dai bulldozer.

A sparire dalla faccia della capitale Manama (nominata Capitale del Turismo Arabo 2020) la mattina del 18 marzo 2011 fu il gigantesco «braciere» che raffigurava una perla sostenuta da sei stilizzate vele di dhow (la tradizionale imbarcazione locale), al centro del Duwwar al-LuLu (Rotonda della Perla). Appena edificato (1982), il Pearl Monument divenne l’icona dell’isola nell’Oceano Indiano, perché quella del commercio delle perle era, fino alla scoperta del petrolio, la sua principale fonte di ricchezza. Guadagnò le copertine delle brochure turistiche e, nel 2001, una faccia delle monete da 500 fils.

Le sue braccia bianche di cemento si caricarono così d’un significato simbolico che finì per minarne letteralmente le basi. Quando nel 2011 una parte della popolazione manifestò il suo dissenso nei confronti del Governo, si ritrovò spontaneamente ai suoi piedi trasformando la piazza in un campo di tende con una atmosfera gioiosa simile a quella che si respirava a Tahrir Square al Cairo. Sedata la rivolta, le autorità decisero per una damnatio memoriae, abbattendo il monumento e rinominando in Al Farooq Junction quell’incrocio di strade.

«Lo abbiamo fatto per rimuovere un cattivo ricordo», affermò Sheik Khalid bin Ahmed al-Khalifa, ministro degli Esteri bahreinita («New York Times», 18 marzo 2011). Per l’arte è stata solo una piccola ferita. La perla perduta (Syair Rakis) è il poema cui si ispirò Emilio Salgari per il personaggio di Lady Marianna Guillonk, la «Perla di Labuan» amata da Sandokan, interpretata nello sceneggiato televisivo da un’indimenticabile Carole André. Di lei, come del monumento un tempo a Manama, resta il ricordo, ma basta per sognare ancora.

Marco Riccòmini, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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