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Mostre

La moda passa, Chanel resta

A Palais Galliera una grande retrospettiva della rivoluzionaria stilista

Coco Chanel fotografata nel suo appartamento al Ritz da François Kollar per «Harper’s Bazaar, Paris» (particolare). © Ministère de la Culture - Médiathèque de l’Architecture et du Patrimoine, Dist. RMN-Grand Palais/François Kollar

Incredibilmente, Parigi non aveva mai dedicato una retrospettiva di vaste dimensioni alla rivoluzionaria stilista. Eliminando il superfluo, disegnò i contorni di una nuova femminilità con abiti che esaltavano il corpo della donna.

«Gabrielle Chanel trascorse tutta la vita a creare, a perfezionare e a incoraggiare una nuova idea di eleganza, fondata sulla libertà di movimento, sulla naturalezza e la disinvoltura del portamento, su uno chic raffinato senza stravaganze, su uno stile senza tempo pensato per una donna nuova. Questo è il suo manifesto per la moda». Ed è proprio «Gabrielle Chanel. Manifesto per la moda», come nelle parole di Miren Arzalluz, direttrice del Palais Galliera, il titolo della vasta retrospettiva che il museo parigino della moda dedica (dal primo ottobre al 14 marzo 2021) alla rivoluzionaria stilista che liberò il corpo delle donne dagli orpelli della moda vecchio stile.

Bisogna dire che il Palais Galliera, con le sue mostre sontuose (come la retrospettiva su Cristóbal Balenciaga del 2017), era mancato a una capitale della moda e dell’arte come Parigi. Chiuso nel luglio 2018 per lavori, il museo avrebbe dovuto riaprire a marzo, ma l’epidemia di Coronavirus ha messo in pausa la vita culturale della città. La mostra su Chanel, con cui il Palais Galliera riapre al pubblico, era dunque attesissima. Può parere strano, ma è la prima retrospettiva parigina su Gabrielle «Coco» Chanel (1883-1971). Non una mostra sulla donna (che ha ispirato anche diversi film per il cinema), ma prettamente sulla créatrice de mode e sulle sue invenzioni di stile, visionarie per l’epoca, classici intramontabili ancora oggi: «La moda passa, lo stile resta» è uno dei suoi slogan più noti.

Nell’allestimento firmato Sandra Courtine e Dominique Brard, che reinventa le atmosfere dell’atelier della rue Cambon, sede storica della maison Chanel a Parigi, la mostra è organizzata in un classico percorso cronologico, articolato in dieci capitoli con sale tematiche, tra cui una dedicata al celebre profumo N. 5, fragranza creata nel 1921 e resa mitica anche da star come Marilyn Monroe. La donna di Chanel era come lei, indipendente e anticonformista. Con Chanel eleganza diventava sinonimo di praticità.

La visionaria stilista intuì che era tempo di eliminare il superfluo e disegnò i contorni di una nuova femminilità grazie ad abiti dal taglio naturale, rispettosi della silhouette femminile. Scelse solo tessuti morbidi, come il jersey: «È la materia a fare il vestito, non gli ornamenti che vi si aggiungono», diceva. Addio alle vecchie crinoline, dunque, evviva il tailleur morbido, al ginocchio, con la giacca-cardigan, che lascia piena libertà di movimento.

La mostra, che occupa tutti gli spazi del museo, propone 350 modelli, attinti dalle collezioni del Galliera, ma anche da prestiti del fondo Chanel e di musei internazionali, tra cui il Victoria & Albert Museum di Londra. Lungo il percorso, uno dopo l’altro, sono allestiti abiti che hanno scritto la storia della moda e fatto sognare generazioni di donne: dalla famosa marinière in jersey del 1916, ispirata alla maglia dei marinai di Deauville, alla petite robe noir, di una semplice perfezione, in merletto o velo di seta da indossare per il cocktail.

Un piacere per gli occhi la sezione dedicata agli abiti da sera degli anni 1920-30, in mussola morbida impreziosita da delicati ricami di perle, o in tulle di seta rivestiti di paillette tono su tono, o ancora in crêpe georgette, leggerissimi, ornati da frange.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020


  • «Gabrielle Chanel and Suzy Parker dressed by Chanel, Paris, January 1959» di Richard Avedon (particolare). © The Richard Avedon Foundation
  • «Dorothy and Little Bara dressed as a priest» di William Klein (particolare) pubblicata in «Vogue Paris» nell’ottobre 1960. © William Klein
  • Un pendente in oro giallo, turchese, tormaline e perle disegnato da Chanel e realizzato da Goossens negli anni Sessanta. © Julien T. Hamon

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