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La meraviglia oggettiva della Galleria Borghese

Terzo volume Treccani per i Palazzi d'Italia con un saggio di Anna Coliva

La «Paolina Borghese» di Canova alla Galleria Borghese. Foto L. Romano

La «meraviglia» è il fine della poetica barocca e la Galleria Borghese, fondata agli inizi del Seicento dal cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, fu concepita come luogo destinato a suscitare e celebrare quel sentimento. La meraviglia è un dato oggettivo e critico, sottolinea la direttrice Anna Coliva, che promana dalla collezione di opere e dalle decorazioni della villa disegnata da Flaminio Ponzio, un gusto indimenticabile e distinguibile ovunque, consentito in prima istanza dalla multiformità e libertà dei quindici anni del papato Borghese.

Basti pensare all’intuizione del cardinale nel riconoscere nel giovane Gian Lorenzo Bernini, di cui fu il primo grande committente, l’abilità di trasformare la favola in scultura. A partire dal 1770 il rinnovamento della Galleria è caratterizzato dalla messa in ordine attraverso ragione, chiarezza, raziocinio, dell’allegra confusione del gusto Borghese e delle sue ineguagliabili raccolte di statuaria antica e pittura moderna. Quelle stesse raccolte ...
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Federico Castelli Gattinara , da Il Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019

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