GDA414 in edicola
Nuova testata GDA
Nuova testata GDA

La guerra di Falco Nero

Una serie di ritratti di guerrieri Nativi americani nei Musei Vaticani

Ritratto di Weesheet, capo Sauk

E queste dove le mettiamo: accanto a Michelangelo e Raffaello, oppure al più tranquillo (e, al confronto, deserto) piano inferiore, tra pali funerari Pukumani e asce africane? La domanda che si devono essere posti in Vaticano non è oziosa, perché non si tratta di manufatti aborigeni o curiosità esotiche bensì di sculture modellate dalla mano abilissima di Ferdinand Pettrich (Dresda, 1798-Roma, 1872), allievo a Roma nientepopodimeno che di Bertel Thorvaldsen, quindi scultore di corte dell’imperatore Dom Pedro II del Brasile.

Parliamo forse della più grande «riserva indiana» fuori dagli Stati Uniti d’America, ossia della raccolta di 33 ritratti di guerrieri della tribù Sauk-Fox, in stucco e gesso, grandi al naturale, donata nel 1858 dallo scultore tedesco a papa Pio IX, oggi esposta nel Pontificio Museo Etnologico «Anima Mundi» nella Città del Vaticano.

Sono i ritratti di quei nativi americani delle «Eastern Woodlands» che si batterono nella cosiddetta «Guerra di Falco Nero» (Black Hawk War), dal nome del loro condottiero, ingaggiata e persa nel 1832 dalle tribù Sauk, Meskwaki e Kickapoo, note come la «British Band», contro le truppe statunitensi. I prigionieri (tra i quali anche il capo Sauk, Weesheet) furono portati in tour per gli Stati confederati e città come New York, Baltimora e Filadelfia dove, tra folle incuriosite (e non sempre festanti), posarono per numerosi artisti.

Tra questi c’era anche Pettrich, in cerca di fortuna nel Nuovo Mondo, attratto dal fascino di quel «Selvaggio West» raccontato prima in L’ultimo dei Mohicani, il bestseller di James Fenimore Cooper pubblicato nel 1826 e ambientato al tempo della guerra franco-indiana, poi nei racconti popolarissimi del suo compatriota Karl May (e c’è da chiedersi se, alla cintura, l’intrepido tedesco portasse una Colt, magari col manico in madreperla).

Però, a Roma, il taglio di capelli alla moicana di quei gessi dipinti faceva un po’ troppo Sid Vicious (per non dire della collana di artigli di orso grizzly). Così Black Hawk e i suoi accoliti finirono al piano di sotto.

Marco Riccòmini, da Il Giornale dell'Arte numero 413, gennaio 2021

©RIPRODUZIONE RISERVATA
  • Una carta geografica del territorio dei Sauk
GDA414GDA414 VERNISSAGEGDA414 GDECONOMIAGDA414 GDMOSTREGDA414 RA ASTE
Società Editrice Umberto Allemandi s.r.l.
Piazza Emanuele Filiberto, 13/15 10122 Torino
Tel 011.819.9111 - P.IVA 04272580012