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Particolare di un tavolo di Francesco Abbiati, mercato antiquario

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Particolare di un tavolo di Francesco Abbiati, mercato antiquario

Il mobile italiano fino alle soglie della Rivoluzione industriale

Giuseppe Beretti, che di mestiere restaura mobili, smontandoli e rimontandoli con le sue mani, carpendone trucchi e segreti, guida il lettore con fare sicuro attraverso quattro secoli di storia dell’ebanisteria artistica

Marco Riccòmini

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Il formato è quello che si richiede a una guida di viaggio, ossia compatto e maneggevole, forse solo un po’ troppo pesante, e sformerebbe le tasche della vostra sahariana se provaste a infilarcelo. Dopotutto, il viaggio è lungo e non si poteva comprimere troppo. Mica pretendereste di attraversare l’Africa da Tunisi a Città del Capo con un Baedeker del formato d’un pacchetto di sigarette, o no? Perché di questo, in fondo, si tratta. Di un libro che è proprio come una guida di viaggio, la cui partenza è fissata all’alba del nostro Rinascimento e l’arrivo previsto è alle soglie della Rivoluzione industriale. La durata del tour è di quasi 500 pagine, fitte di 300 illustrazioni a colori, che hanno la valenza di mappe geografiche. 

Un viaggio appassionante lungo un territorio quasi del tutto inesplorato, scritto da chi quel percorso lo conosce a menadito. Come, infatti, un meccanico che nella traversata del Continente Nero si è trovato quotidianamente alle prese con guasti al motore, radiatori surriscaldati e piste confuse nella sabbia o inghiottite dalla foresta, così Giuseppe Beretti, che di mestiere restaura mobili, smontandoli e rimontandoli con le sue mani, carpendone trucchi e segreti, guida il lettore con fare sicuro attraverso quattro secoli di storia dell’ebanisteria artistica italiana

La prima tappa sono le tarsie senesi di primo Quattrocento, dei maestri Domenico di Niccolò e Mattia di Nanni, veri e propri dipinti in legno del tempo del Brunelleschi. Le soste successive toccano tutte le oasi lungo la strada, da quella della Milano di Ludovico il Moro alla Napoli caratterizzata dagli intarsi in ebano e avorio di Iacobo Fiamengo e Giovanni Battista De Curtis, passando dalla Roma del Bernini, naturalmente, dalla Genova «Superba» di Filippo Parodi, alla Torino di Pelagio Palagi fino a giungere, dopo un lungo cammino, e molti altri pit-stop, al capitolo detto del Miracolo di Siena, ossia delle invenzioni di Agostino Fantastici. Passando attraverso foreste di nomi sconosciuti ai più e deserti composti da pagine del tutto assenti dai classici manuali di storia dell’arte che delle arti che Giorgio Vasari definì «congeneri» mai si sono occupati. E la penna che traccia questo percorso è guidata da quella mano lieve che accarezza le fragili superfici dei mobili che rigenera, che garantisce una lettura scorrevole e divertita. E rallegra pensare che molto abbiamo ancora da imparare, specialmente da chi sa raccontare con lievità e profondità al tempo stesso. 

Storia del mobile italiano dal XIV al XIX secolo
di Giuseppe Beretti, 504 pp., 300 ill., Silvana, Milano 2025, € 35

Marco Riccòmini, 12 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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