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Mostre

La foto e i defunti con Araki vintage

Due mostre alla C/O Berlin Foundation

«Rat poison suicide II», 1992, di Andres Serrano

Berlino. Sono più di 400 le opere raccolte in «The last Image. Photography and Death», imponente collettiva che la C/O Berlin Foundation inaugura l’8 dicembre nella sua sede dell’ex Amerika Haus (fino al 3 marzo). A cura di Felix Hoffmann, la rassegna rintraccia la sostanziale relazione tra fotografia e morte lungo un arco temporale che dall’Ottocento arriva ai nostri giorni.

La rassegna spazia dall’allegoria all’evidenza fisica del corpo senza vita, dall’atto dell’uccisione al suo stemperarsi in un archivio, dall’istante del trapasso alla sua messa in scena, fino alla documentazione medico legale. Tra gli altri, Andres Serrano cerca la bellezza tra i dettagli lividi dei cadaveri nell’ormai classico ciclo «The Morgue», mentre Christian Boltanski lenisce la perdita attraverso la memoria.

Se il duo Walter Shels e Beate Lakotta ritrae 26 persone prima e dopo il trapasso in «Life Before Death», Thomas Hirschhorn nei suoi «Ur-Collage» affianca il disastro della guerra all’indifferenza della seduzione pubblicitaria. Non manca una sfilata di sepolture con le quali Nan Goldin chiude «The Ballad of Sexual Dependency». Tra gli altri artisti, Nadar, Weegee, Richter, Broomberg & Chanarin, Hirst, Tacita Dean.

In contemporanea, la stessa sede presenta «Nobuyoshi Araki. Impossible Love-Vintage Prints». È un’occhiata preziosa quella che offre la mostra andando a ritroso, a ritrovare le origini di una visione onnivora e irriverente che macina corpi, sesso, natura e città, amore e morte. Si torna alla «Tokyo» degli anni tra 1969 e 1973, che Araki riprende d’istinto, affiancando strade e anonimi passanti a scene private, donne che si scoprono e si abbandonano al suo obiettivo, come anche in  «Theater of Love», velato di malinconia. E poi, ancora, le snapshot di «The Days We Were Happy» con la crepa centrale, presentimento di perdita; la struggente «A Sentimental Journey» dedicata alla moglie morente, «Winter Journey» e i nuovi collage composti con le Polaroid.

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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