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Mostre

La fenice John

La prima retrospettiva svedese di Baldessari

«I Am Making Art» (1971) di John Baldassari. © The Estate of John Baldessari Cortesia The Estate of John Baldessari e Marian Goodman Gallery, New York / Electronic Arts Intermix (EAI)

«Salverò la mia vita perdendola? Dalle ceneri risorgerà una fenice? I dipinti divenuti polvere diventeranno di nuovo materiali artistici? Non lo so, ma adesso mi sento meglio». Cinquant’anni fa John Baldessari, l’artista americano scomparso lo scorso gennaio all’età di 88 anni, scrisse queste parole dopo aver bruciato tutti i lavori da lui prodotti sino ad allora.

Ne risultarono dieci scatole di ceneri, parte delle quali raccolte in urne a forma di libro con su incisa l’iscrizione: «John Anthony Baldessari, May 1953 - March 1966». Un atto estremo di ripulitura, di ritorno a un grado zero dell’arte; un atto di svolta per la carriera dell’artista il quale, da quel momento, virerà la propria pratica verso un concettualismo minimalista per cui oggi è noto ai più. «Cremation Project» (1970) è una delle opere che compongono la prima retrospettiva svedese, a cura di Matilda Olof-Ors, dedicata a Baldessari e in corso fino al 25 ottobre al Moderna Museet di Stoccolma.

Artista incredibilmente prolifico, nel corso della sua lunga carriera, espose in oltre duecento mostre personali e mille collettive; la sua arte, sempre caratterizzata da un sottile e irriverente umorismo, prende forma attraverso media e supporti disparati, da fotomontaggi a libri d’artista, stampe, dipinti, film, performance e installazioni.

Fra i trenta lavori in mostra, ciascuno indicativo di un capitolo specifico della sua parabola creativa, il celebre video «I Am Making Art» (1971), in cui l’artista si muove di fronte alla cinepresa ripetendo la frase del titolo («Sto facendo dell’arte»): una parodia della Body Art e dell’idea che qualsiasi gesto, azione o intenzione può essere potenzialmente un’opera d’arte. Esposti a Stoccolma vi sono anche dei «Commissioned Paintings» (1969), serie composta da dipinti che sono copie di fotografie, commissionate dall’artista a pittori amatoriali.

Federico Florian, da Il Giornale dell'Arte numero 409, agosto 2020



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