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Judy Chicago tra la vita e la morte

Al Baltic la prima antologica inglese dell'artista statunitense

Judy Chicago, «Study for Smuggled from The End: A Meditation on Death and Extinction», 2014. © Judy Chicago/Artists Rights Society (ARS), New York Photo © Donald Woodman/ARS, New York Courtesy of the artist; Salon 94, New York; and Jessica Silverman Gallery, San Francisco

Gateshead. «Poiché gli uomini hanno una storia, è difficile per loro immaginare che cosa significa crescere senza averne una», dichiara Judy Chicago. L’artista statunitense, nel 2018 nominata da «Time Magazine» una delle cento personalità più influenti al mondo, ha dedicato la sua intera carriera artistica a plasmare una storia dell’arte femminile e femminista, denunciando una scena dell’arte globale dominata da soli uomini.

Impresa cominciata cinque decenni fa, a partire dal 1970, anno in cui Chicago inaugurò al Fresno State College il suo Feminist Art Program, nel quale insegnava arte a sole donne in uno studio fuori dai confini del campus universitario, allo scopo di sfuggire «alla presenza e dunque alle aspettative dei colleghi uomini».

Nell’ottantesimo compleanno dell’artista, nata nella città che porta il suo nome, il Baltic Centre for Contemporary Art di Gateshead presenta la sua prima retrospettiva britannica (dal 16 novembre al 19 aprile), in un momento che coincide con una rivalutazione internazionale della pratica di Chicago, in seguito alle recenti monografiche all’Ica di Miami e al Brooklyn Museum di New York.

«Il lavoro di Judy Chicago non ha ancora avuto la visibilità che merita in Gran Bretagna, spiega Irene Aristizábal, Head of Curatorial and Public Practice al Baltic. Questa mostra vuole compensare tale mancanza, affrontando temi molto vicini sia all’artista stessa che all’opinione pubblica, come l’emergenza dell’estinzione e il significato che oggi assume il femminismo».

Oltre ai lavori d’ispirazione femminista più celebri, tra cui «The Birth Project» (1980-85), una fra le prime opere nella storia dell’arte occidentale a raffigurare il parto come soggetto iconografico, l’antologica presenta anche lavori recenti ispirati al tema del mutamento climatico.

Tra questi, «The End: A Meditation on Death and Extinction» (2013-18), esposto qui per la prima volta in Europa e composto da un gruppo di oltre quaranta opere in vetro e porcellana dipinta con cui l’artista riflette sul tema della morte: la propria e quella delle specie terrestri.

Federico Florian, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019


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