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Antiquariato

Jacopo Strada precursore dei grandi antiquari

Uno studio sul mercante mantovano ne conferma il ruolo fondamentale nella cultura del ’500

«Jacopo Strada» (1566-67) di Tiziano (particolare), Vienna, Kunsthistorisches Museum © Kunsthistorisches Museum, Vienna

Nell’introduzione alla sua opera in due volumi Jacopo Strada and Cultural Patronage at the Imperial Court. The Antique as Innovation, Dirk Jacob Jansen lamenta il fatto che oggi Jacopo Strada, orafo mantovano, numismatico, editore, mercante, antiquario imperiale e architetto, sia famoso solo per il suo ritratto dipinto da Tiziano. Certamente la tela, eseguita intorno al 1566-67 e ora al Kunsthistorisches Museum di Vienna, è uno dei ritratti più belli e allo stesso tempo più espressivi della maturità dell’artista veneto.

Gli storici dell’arte del XX secolo, in particolare John Pope-Hennessy e Augusto Gentili, hanno interpretato il modo distintivo in cui Strada guarda da una parte come una prova della caratteristica instabilità di un mercante, e ne hanno sottolineato i tratti tipici di un boss mafioso, qualcuno «da cui non compreresti mai un’auto usata».

A prescindere dalla discussione sul ritratto di Tiziano, Strada ha suscitato interesse tra gli storici dell’arte, ad esempio, per la sua edizione del 1575 del Libro VII del Trattato di Architettura di Sebastiano Serlio e per l’acquisizione del vasto nucleo di disegni di Raffaello dagli eredi dell’artista, giungendo alla conclusione che come patrizio possedeva una considerevole fortuna privata. Jansen ha precedentemente rivelato vari aspetti delle molteplici attività di Strada in numerosi saggi, eppure con questo libro ha voluto amalgamare questi diversi aspetti in una panoramica più ampia che stabilisse il suo ruolo una volta per tutte.

Il primo volume copre la vita di Strada: dalla sua nascita a Mantova intorno al 1515, attraverso la sua educazione, il suo matrimonio con una nobildonna della Franconia e il suo trasferimento a Norimberga, sostenuto dal suo amico di lunga data e mecenate Hans Jakob Fugger, il suo successivo trasferimento a Vienna e i primi contatti con la corte imperiale, la sua nomina ad architetto e antiquario imperiale, fino alla morte a Vienna nel 1588. Il secondo volume tratta del «Musaeum» di Strada, termine per indicare la sua casa, la biblioteca, la bottega e le sue vaste collezioni di varie tipologie di opere d’arte comprendenti monete, medaglie, reperti archeologici, stampe, disegni e dipinti.

Infine, viene approfondito il ruolo di Strada come intermediario in questioni artistiche. Un completo regesto documentario conclude questo lavoro riccamente illustrato. La struttura dei due volumi produce inevitabilmente alcune sovrapposizioni e ripetizioni. La vera forza del libro risiede nei dettagli infinitamente ricchi di un contesto ben studiato e documentato. Jansen offre una visione affascinante della produzione artistica antiquaria italiana e dell’arte a nord delle Alpi, sempre più influenzata dall’Italia.

Jacopo Strada esigeva che l’arte dell’antichità non solo fosse studiata, preservata e presa a modello in tutti gli ambiti dell’arte dell’epoca, ma che anche desse l’esempio: già durante i suoi primi viaggi faceva acquisti e incaricava giovani artisti di disegnare copie degli edifici classici e dei rilievi della Colonna Traiana a Roma, oltre a opere del suo tempo, come le decorazioni di Giulio Romano per Palazzo Te e Palazzo Ducale a Mantova e le Logge di Raffaello in Vaticano. Un artista incaricato di questo compito fu Giovanni Battista Armenini, famoso per la sua opera del 1587 De’ veri precetti della pittura, che visse nella casa di Strada a Roma nel 1555.

Jansen attribuisce anche all’influenza di Strada la crescente adozione di forme architettoniche italiane nei progetti imperiali dell’Hofburg, lo Stallburg e il Neugebäude a Vienna, e anche in molti edifici aristocratici in Boemia e Ungheria. Dei disegni autografi di Strada sopravvivono però solamente quelli per l’Antiquarium di Monaco, da lui progettato per il duca Alberto V di Baviera. Strada creò la sua magnifica residenza nel centro di Vienna, allestendovi uno studio e, al piano nobile, il suo «Musaeum» con i suoi abbondanti e diversificati tesori d’arte, progettato per rendere chiare le sue idee all’imperatore, all’aristocrazia e alla comunità di studiosi e antiquari.

L’intenzione di Strada era che la sua raccolta di documentazione visiva, comprendente copie di disegni classici o di influenza classica, da ritratti e immagini architettoniche su monete e medaglie antiche, fino a statue, busti e rilievi, fosse organizzata tematicamente e preparata per la pubblicazione, al fine di promuovere l’arte dell’antichità come il massimo standard estetico. Questo e progetti ancora più ambiziosi, come un dizionario in 11 lingue, non furono realizzati a causa della mancanza di sostegno finanziario.

Dopo la morte dell’imperatore Massimiliano II nel 1576, il ruolo di Jacopo Strada come architetto imperiale e antiquario terminò. L’imperatore Rodolfo II si era assicurato, a Praga, i servizi del figlio diseredato Ottavio (1550-1607), la cui figlia, Katharina, divenne l’amante dell’imperatore e gli diede sei figli. I lettori potrebbero essere sorpresi di quanto fossero strettamente interconnessi i mondi degli studiosi e degli antiquari nel periodo rinascimentale. Ciò che rimane poco chiaro, tuttavia, è il legame di Strada con gli artisti italiani alla corte imperiale, come Arcimboldo, dato che entrambi furono coinvolti, quasi contemporaneamente, nella progettazione delle feste di corte e che Arcimboldo potrebbe aver contribuito alla decorazione della Neugebäude.

L’indignazione di Strada per il fatto che Wolfgang Lazius, medico e storico di Massimiliano II, lo descrisse come un semplice orafo e non uno studioso, mostra di per sé che Strada si vedeva principalmente come un antiquario e un architetto alla pari degli studiosi. Forse anche questo è uno dei motivi per cui ci sono volute così tante pagine per mostrare i suoi veri successi nella giusta luce? In ogni caso, Jansen ha dimostrato con successo l’importanza di Strada nel transito culturale dall’Italia al Nord Europa. In questo contesto gli ha assegnato un ruolo unico come «agente del cambiamento» nella storia culturale della seconda metà del XVI secolo. Anche se può continuare a provocare un acceso dibattito come tutto questo concordi con l’idea dell’uomo suggerita dal ritratto di Tiziano.

Jacopo Strada and Cultural Patronage at the Imperial Court. The Antique as Innovation, di Dirk Jacob Jansen, 2 volumi, 1.069 pp., ill. b/n e a colori, Brill, Leida 2019, € 290,00

Sylvia Ferino-Pagden, da Il Giornale dell'Arte numero 410, settembre 2020



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