In Polonia tutto era intriso di Sangue

Julia Michalska |

Uno dei più significativi e importanti monumenti all’Olocausto è un documentario-maratona che non presenta né materiale d’archivio, né storici, né corpi. Si tratta invece della testimonianza di colpevoli, vittime e semplici spettatori, frammentata da intense immagini della campagna polacca. Quando Claude Lenzmann girò «Shoah» esattamente trent’anni fa, ruppe non solo con la convenzione del documentario ma anche con le rappresentazioni tradizionali dell’Olocausto. «Credo che il film abbia liberato gli artisti da inibizioni e ansie sulla Shoah, consentendo loro di esprimere i propri sentimenti più profondi nel modo in cui meglio credevano», spiega David Glasser, presidente della galleria Ben Uri di Londra. Il soggetto e la durata del video richiedono molti spettatori, afferma l’artista polacco Wilhelm Sasnal, nato quasi 30 anni dopo la guerra. «Lanzmann ha girato il film per se stesso. Ha preso i fatti e ha
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