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Restauro

In pericolo gli affreschi di San Marco a Vercelli

È stato finora restaurato appena il 20% della chiesa, lunga 60 metri e larga 15

Una delle campate dell’ex Chiesa di San Marco a Vercelli in cui gli affreschi del Quattrocento sono già stati descialbati e restaurati

Vercelli. Meraviglia e preoccupazione continuano a convivere in chi lavora al restauro di San Marco: i tecnici del Centro Restauro La Venaria Reale e i funzionari della Soprintendenza e del Comune di Vercelli proprietario della ex chiesa gotica chiusa al culto nel 1799 dopo la conquista napoleonica e quindi spogliata di altari, cappelle e trasformata in mercato cittadino.

Da allora e fino al 2008 tutte le superfici interne sono rimaste coperte da strati successivi di tinteggiatura. Dieci anni fa la sorpresa: dopo indagini diagnostiche e conoscitive, la chiesa è diventata un cantiere di meraviglie che stanno emergendo sotto la scialbatura. Nessuno poteva infatti immaginare che quelle superfici giallastre nascondessero preziosi affreschi del Quattrocento che rivestono buona parte delle ventisei campate.

In questi dieci anni sono state però restaurate soltanto le volte di cinque campate e le pareti di quattro: appena il 20% della chiesa lunga 60 metri e larga 15. Al momento prevale il timore. «La situazione degli importanti affreschi, tutti di grande impatto cromatico e compositivo, è molto degradata a causa delle infiltrazioni di pioggia e umidità. Il Comune ha autorizzato gli appalti per la ricostruzione del tetto ma occorre far presto. È grande il rischio di perdere sia gli affreschi scoperti sia quelli ancora nascosti ma già rivelati dagli esami stratigrafici», afferma Elena Frugoni, architetto della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Vercelli.

Rassicurante l’assessore ai lavori pubblici di Vercelli Michele Cressano: i lavori per rifare il tetto cominceranno il prossimo giugno, con 500mila euro di fondi strutturali europei e del Comune. Intanto nell’ex chiesa edificata tra il 1266 e il XV secolo e dal 2007 in parte occupata dalla struttura trasparente di Arca utilizzata per mostre d’arte contemporanea, si sono conclusi gli ultimi interventi sulle pitture di due campate delle navate nord e sud realizzati tra il 2017 e il 2018 con finanziamenti della Fondazione Città Italia e del Comune.

Tra i preziosi dipinti portati in luce un’immagine di sant’Antonio Abate forse del Trecento e, vicino al capitello sul quale s’innesta il sottarco della campata ornato con lo stemma dei Visconti di Milano, una splendida immagine di san Gregorio Magno, riconoscibile dalla mitra papale, tra altre figure della metà Quattrocento.

Ora si tratta di recuperare l’intero ciclo di affreschi come voleva la sua prima restauratrice, quella Pinin Brambilla Barcilon che ha salvato l’«Ultima Cena» di Leonardo e la Pala Montefeltro di Piero della Francesca. Salì sulle impalcature nel 2010 a lavorare sugli affreschi appena scoperti e dichiarò: «È stupefacente la qualità di questa pittura, che è molto calligrafica, quasi da miniaturista. Sulla volta abbiamo trovato un raffinatissimo ciclo di affreschi con scene della vita della Vergine. Ogni vela è bipartita da un nastro decorato con fiori e reca due episodi affiancati. Il disegno preparatorio, che affiora in certi punti per la caduta del colore, è di altissima qualità. Ciò che sbalordisce non è solo la ricchezza dei particolari ma anche la preziosità formale ed esecutiva».

L’allora direttrice dei laboratori di restauro del Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale raccontò commossa come quegli affreschi di cui si era persa memoria, sepolti sotto strati di vernice, si fossero rivelati ai suoi occhi «come un meraviglioso libro che mi si aprisse davanti agli occhi procurandomi una fortissima emozione perché non è frequente scoprire un simile, inaspettato tesoro e poterlo restituire alla città». Il desiderio di tutti è che tutto questo tesoro possa essere restituito presto alla città che sta festeggiando gli 800 anni della sua Basilica di Sant’Andrea per i cui restauri, già in fase molto avanzata, la Regione ha stanziato 2,3 milioni di euro.

Tina Lepri, da Il Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019


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