Il volo di un Pegaso poverista

La Dia Art Foundation presenta due opere di Mario Merz di recente acquisizione

Mario Merz, «Teatro Cavallo», 1967
Federico Florian |  | Beacon

Fino alla fine del 2021 (non è ancora stata definita una data di chiusura), la sede di Beacon della Dia Art Foundation, a nord di New York, ospita la prima personale istituzionale negli ultimi tre decenni di Mario Merz, maestro dell’Arte povera.

La mostra, a cura di Matilde Guidelli Guidi, presenta lavori realizzati dall’artista tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Ottanta, due dei quali da poco acquisiti dalla Dia e gli altri prestiti da collezioni statunitensi e dalla Fondazione Merz di Torino.

«L’antologica mette insieme i vari temi che ricorrono nella pratica di Merz, dall’uso del neon come fonte di energia dirompente alla serie di Fibonacci e all’impiego costante di materiali trovati», dichiara Jessica Morgan, Nathalie de Gunzburg Director della fondazione. Pezzi forte della mostra sono le due recenti acquisizioni: «Teatro Cavallo» (1967) e «Tavola a spirale» (1982).

La prima composta da due frammenti curvilinei di neon blu, a formare la silhouette di un cavallo; la seconda opera, invece, consiste in una spirale di frutta e verdura il cui ritmo ascensionale è scandito dalla serie di Fibonacci, e guarnita sulla sommità da un violino di cera d’api di Marisa Merz, segno tangibile della collaborazione creativa tra i due artisti.

Tra gli altri lavori, la «Progressione di Fibonacci» (1979-2019), la cui sequenza di numeri in neon di colore blu si arrampica sulle travi dell’edificio del museo, dettandone le razionali proporzioni architettoniche e, allo stesso tempo, sconfinando oltre, verso l’infinito; oltre a due igloo, forme-archetipo e allegorie di un’ideale relazione uomo-natura, creati in due momenti diversi della carriera di Merz.

© Riproduzione riservata Mario Merz, «Tavola a spirale», 1982 © 2020 Artists Rights Society
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