Il viaggio immaginario di un nobile pellegrino

Il Principe di Pandolfina e il suo onirico pellegrinaggio in Terrasanta all'Orto Botanico di Palermo

«Palermo, 2018», di Daniele Ratti. © Daniele Ratti
Maria Chiara Di Trapani |  | Palermo

Una leggenda ospitata all'Orto Botanico di Palermo presentata in una doppia personale di Antonio Monroy e Daniele Ratti, aperta fino al 26 settembre, tra acquerelli e fotografia. Un avvenimento accaduto a Palermo agli inizi del XX secolo, divenuto leggenda. Don Ferdinando Monroy, principe di Pandolfina e conte di Ranchibile (tra i più antichi casati dell'isola, giunto in Sicilia al seguito delle corti spagnole) fa voto di recarsi a piedi in Terrasanta.

Il nobile palermitano fatto il conto esatto dei chilometri che separano Palermo da Gerusalemme, decide di coprire la medesima distanza senza valicare i confini della sua tenuta: camminerà per 3.815 chilometri in 500 giorni, girando sempre in tondo nel suo giardino, accompagnato dal suo fedele servitore Felicetto. Esistono infinite varianti letterarie di questa impresa onirica: tra gli altri, ne hanno scritto Stefano Malatesta ne Il cane che andava per mare e altri eccentrici siciliani e Roberto Alajmo nel Repertorio dei Pazzi della città di Palermo. Bruno Caruso gli ha dedicato un libro di disegni.

Ogni racconto nella sua diversità, ne trasmette l'autenticità universale tra le tante le possibili letture di questa avventura: un vero viaggio, la follia di un eccentrico, una performance ecc. La storia diventa contemporanea quando Antonio Monroy, discendente del Principe di Pandolfina per titoli e capacità immaginifica, decide di ripercorrere il viaggio dell'antenato attaverso la sceneggiatura di un film.

Antonio Monroy è sceneggiatore e scenografo, esperto di cultura indiana; intraprende così la sua Terrasanta tra viaggi, incontri, appunti visivi, interviste, realizzando una serie di acquerelli. Uno storyboard denso di significati simbolici, i cui singoli acquerelli racchiudono dettagli che sfumati abilmente con il pennello, appaiono come ricordi appena sognati. Chi osserva ne condivide l'esperienza di grand tour intellettuale e spirituale tra la Sicilia e la Terrasanta.

Appaiono piccole figure umane sullo sfondo di vasti panorami, tra architetture di dimore aristocratiche e alberi secolari che svettano tra fitte macchie verdi, e ricadono tra le pieghe di misteriosi Mandala che Monroy lega ai suoi studi sull'India. La stessa leggenda viene raccontata in immagini da Daniele Ratti. Siamo tutti coinvolti e trasformati dal sogno del Principe. Un incontro artistico nato per caso: il fotografo torinese, affascinato dal forte richiamo di libertà del Principe di Pandolfina, conosciuto grazie agli acquarelli di Antonio Monroy, decide di percorrere le distanze del viaggio realizzato da Don Ferdinando, compiendo un itinerario visivo della durata di 24 ore en plein air nel giardino di una antica villa al centro della città di Palermo.

La macchina fotografica segue il «fascino dell'avventura, del non completamente comprensibile» come avrebbe detto Tomasi Lampedusa. Le piante descritte dall'obiettivo amplificano la congiunzione tra Asia e Africa. Si dice che Goethe abbia avuto visitando l'Orto Botanico di Palermo, la sua intuizione della Urpflanze, la pianta primigenia da cui hanno avuto origine tutte le altre. I lavori presentati nel Padiglione Tineo nascono dall'esigenza di condividere un'autentica esperienza interiore e un incontro.

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