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MOSTRE

Il sogno americano alla Caixa

Negli Usa l’impulso creativo esploso negli anni ’60 persiste fino ad oggi

Roy Lichtenstein, «I love Liberty», 1982. Foto cortesia di Sotheby’s Inc. © Estate of Roy Lichtenstein/All rights reserved/ VEGAP 2020

È una delle mostre più importanti della stagione della Fundación La Caixa, che possiede ben nove centri d’arte sparsi per tutta la Spagna. «Il sogno americano. Dal Pop all’attualità» ne toccherà tre, a cominciare da Madrid dove sarà fino al 31 gennaio. Da marzo a giugno verrà allestita a Barcellona e da luglio a novembre a Saragozza. Curata da Catherine Daunt e Stephen Coppel, conservatori del Dipartimento di Stampe e Disegni del British Museum, la rassegna è frutto dell’accordo tra La Caixa e il museo londinese, rinnovato nel 2018, che prevede la coproduzione di cinque grandi progetti espositivi tra il 2020 e il 2024.

La mostra si accosta all’arte grafica degli Stati Uniti attraverso le opere dei grandi artisti americani, tra cui figure chiave come Andy Warhol, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Edward Ruscha, Roy Lichtenstein, Louise Bourgeois o Willem de Kooning. I curatori dimostrano come negli anni Sessanta del Novecento si verifica un cambiamento profondo, duraturo e rivoluzionario nella produzione, commercializzazione e consumo di opere grafiche.

Durante i cinque secoli precedenti, la maggior parte delle stampe erano di piccolo formato, create per essere osservate da vicino. Questa relazione diretta e quasi intima tra opera e spettatore viene radicalmente modificata dal 1960, quando una nuova generazione di artisti americani inizia a interessarsi a questa disciplina, rivoluzionandone i parametri abituali. Abituati a creare pitture di gran formato, questi giovani artisti portano le opere grafiche allo stesso livello dei dipinti, che imitano per dimensioni, colori e immagini sorprendenti.

Resisi conto che la grafica attirava un pubblico sempre più ampio gli artisti citati iniziarono a usare questo mezzo come veicolo per manifestare la loro visione critica, a volte totalmente dissidente, sulle grandi problematiche sociali del loro tempo: dai diritti civili al razzismo. La mostra si conclude affermando che l’impulso creativo esploso negli anni Sessanta persiste fino ad oggi e che gli artisti americani continuano a esplorare il potenziale vitale ed espressivo del lavoro grafico come parte integrante della loro estetica.

Roberta Bosco, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

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