Il senso di orientamento di Jessica Carroll

L'artista presenta i suoi lavori recenti e una scultura permanente a Monticello nel Roero

Jessica Carroll, «Arnie»
Jenny Dogliani |  | Monticello d'Alba (Cn)

Ha l’estro dell’artista e lo sguardo della naturalista. Jessica Carroll (1961), padre pittore e madre scrittrice, dopo gli studi in biologia ha individuato nell’arte la lente attraverso cui osservare il mondo. L’opera dell’artista italoamericana, romana di nascita e piemontese d’adozione, è protagonista del nuovo appuntamento di «Monticello d’Arte», la mostra diffusa nel Castello, nella Chiesa di San Bernardino e nel Poggio di San Ponzio a Monticello d’Alba, visitabile fino al 29 agosto. Il progetto è presentato domenica 4 luglio alle 11 nel parco del Castello da Roberto Cerrato, direttore dell’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, e da Jessica Carroll, alla quale abbiamo rivolto alcune domande.

Com’è nato il progetto?
Tre anni fa le curatrici Carla Testore e Cristina Casoli mi hanno invitato a immaginare un percorso che collegasse questi tre luoghi di Monticello d’Alba. Il titolo, «Senso di direzione», è tratto dal brano di Sting «If I Ever Loose My Faith in You», dal passo in cui dice «You could say I lost my sense of direction». Il senso di direzione e di orientamento è un tema che tratto da 30 anni.

«Sense of direction» è anche il titolo della scultura permanente realizzata per il Poggio di San Ponzio
Sì. È un luogo selvaggio, un punto di avvistamento dove c’è stato il primo insediamento di Monticello a opera dei celti liguri. Oggi si presenta come una boscaglia informe, ricca di vegetazione e di erbacce che fanno parte dell’opera e che su mia richiesta il Comune ha conservato con cura e attenzione. Mi affascinano da sempre il senso di orientamento delle api, la migrazione degli uccelli e di altri animali che trovano la loro via attraverso il pianeta, ricongiungendosi con i posti dove sono nati, per andare a riprodursi. Le api fanno delle danze incredibili in cui danno alle compagne indicazioni geografiche realizzando segni grafici dalla precisione millimetrica. Un fenomeno su cui si sa ancora molto poco.

È un tema che si ritrova anche nelle opere esposte nel Castello
Ci sono lavori sulle api e sulle anguille. Le anguille fanno un’incredibile migrazione: si riproducono e nascono tutte nel mar dei Sargassi; rimangono per tre anni degli esserini trasparenti e cominciano a migrare verso le acque dolci di Europa, Africa e nord America. Nelle mie opere le anguille trasparenti sono inserite all’interno di cerchi che rappresentano la circolarità della loro vita, ma anche anche il cerchio di botte: un riferimento al legame con il vino e le cantine in uso già nella cultura degli antichi romani.

Perché hai scelto il «Pavimento verde pisello» per la Chiesa di San Bernardino?
È un lavoro del 2005 che ho esposto poco. Era nato chiacchierando in macchina con Aldo Mondino, mentre preparavo una mostra per lo Studio G7 di Bologna. Inizialmente un’idea buttata lì, quasi una provocazione per il gusto dell’assurdo, poi è stata elaborata e ha preso forma. Si entra e si cammina su un pavimento verde dove sono posizionati dei grani di pisello, il lavoro è stato fatto nel 2005 in collaborazione con il Laboratorio Gatti di Faenza.

Quei grani di pisello sembrano dei pianeti modellati dalla gravità
Nel corso del tempo il lavoro ha assunto significati inaspettati. Un mio amico una volta mi fece notare che era anche un modello matematico. Nella Chiesa di San Bernardino, sotto il cielo affrescato, ho pensato subito al «Pavimento verde pisello». È un’opere che vive una vita propria, si trasforma nel tempo.

Forse è perché l’arte e la scienza nascono entrambe dall’intuizione
È proprio così. Ogni mia opera è guidata da una ricerca scientifica analitica, è una sorta di amplificazione della natura, senza pietismo. È osservazione pura guidata dalla materia e se riesce a fare entrare anche solo dieci persone in un clima di sospensione e stupore, sono felice.

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