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Archeologia

Il santuario di Maryam Dengelat aperto dopo cinque secoli

Due alpinisti italiani hanno reso raggiungibile il sito, arroccato su una falesia

Affreschi nella chiesa rupestre di Maryam Dengelat (Etiopia). © Foto Archivio Galli/Mallucci

Tigray (Etiopia). Una delle più importanti chiese rupestri copte dell’Etiopia, nella regione del Tigray, arroccata su una cengia a 35 metri dal suolo, e resa inaccessibile dal crollo parziale della parete rocciosa, è stata riaperta grazie all’intervento degli alpinisti di Mountain Wilderness, Elisabetta Galli e Giorgio Mallucci, che lo scorso marzo hanno scalato la falesia, non senza difficoltà, per riaprire la porta del santuario dopo cinque secoli di silenzio.

I due istruttori da anni svolgono attività di volontariato in Etiopia per insegnare alle guide locali come condurre in sicurezza i turisti a visitare le chiese rupestri annidate tra le magnifiche guglie del massiccio del Gheralta. È qui che l’italiano Luigi Cantamessa li ha messi in contatto col professor Hagos Gebremariam dell’Università di Adigrat per affrontare una sfida più impegnativa: ripristinare la via di accesso al santuario di Maryam Dengelat, abbandonato dal XVI secolo dopo che una frana lo rese irraggiungibile.

Da allora solo ...
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

Giulia Castelli Gattinara, da Il Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019

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