Il ritorno di Bruce Nauman a Londra

Alla Tate Modern un'ampia retrospettiva con 40 lavori e installazioni

Federico Florian |  | LONDRA

«Ciò che mi interessa davvero è che cosa dovrebbe essere l’arte e che cosa può diventare». Queste parole sintetizzano le ragioni dietro una pratica che per oltre cinque decenni ha forzato, smantellato, reinventato e spinto ai suoi limiti estremi l’arte e i presupposti del processo creativo. Nato in Indiana quasi ottant’anni fa, Bruce Nauman è l’autore di opere iconiche (classiche ma sempre attuali) che esplorano il ruolo dell’artista nel mondo.

Per esempio «Mapping the studio», video in cui l’atelier dell’artista diviene il palcoscenico di una serie azioni banali e senza significato, o il celeberrimo neon a spirale del ’67 che scandice con una buona dose di autoironia le parole: «The True Artist Helps the World by Revealing Mystic Truth» (Il vero artista aiuta il mondo a rivelare verità mistiche).

Dal 7 ottobre al 21 febbraio la Tate Modern dedica a Nauman un’ampia retrospettiva organizzata in collaborazione con lo Stedelijk di Amsterdam e l’HangarBicocca di Milano. Sono più di quaranta i lavori e le installazioni multimediali allestiti in un percorso tematico. Ne parla Andrea Lissoni, curatore della mostra insieme a Nicholas Serota, Leontine Coelewij e Martijn van Nieuwenhuyzen.

Quali sono il concept e la struttura della mostra?
È la prima mostra di Nauman a Londra da più di vent’anni. Alterna opere dominate da immagini in movimento e suono con opere di natura scultorea. Il principio guida è stato di individuare una serie di preoccupazioni emerse fin dalle prime opere, riprese, elaborate e portate agli estremi lungo una carriera di mezzo secolo.

Ci sono dei lavori chiave?
L’opera che ispira e incarna l’approccio curatoriale è «Raw Materials» (Turbine Hall Commission, 2004), presentata per la prima volta lungo le scale del Natalie Bell Building: una sorta di «retrospettiva» curata dall’artista stesso estraendo le sole parti vocali di una rassegna di sue opere. L’opera idealmente al centro della mostra è «Shadow Puppets and Instructed Mime» (1990): è caratterizzato da uno straordinario equilibrio dei media che l’artista esplora da sempre in profondità (scultura, video, suono), media che qui Nauman presenta interrogandoli e ricombinandoli in una coreografia di eventi in cui il suono guida lo sguardo, la percezione acustica e la posizione del corpo del visitatore nello spazio. Poi «Human Nature / Knows Doesn’t Know» (1983-86), un neon circolare a parete in cui le parole che compongono il titolo si illuminano in sequenza formulando affermazioni sul senso del lavoro artistico, incredibilmente attuali.

L’arte di Nauman è variegata e complessa. Tra gli argomenti ricorrenti nei suoi lavori la violenza americana e la manipolazione del linguaggio e della comunicazione di massa, entrambi di attualità.
La mostra è attraversata da un’asse di opere che insistono sul dialogo tra verità e illusione, apparizione e apparenza, autenticità e manipolazione. La nostra intenzione è di far parlare l’opera in modo diretto e squillante e di lasciare al pubblico la massima libertà di percezione e interpretazione. Senza forzare linee guida di lettura, la mostra accoglie e condivide l’assoluta pertinenza della posizione di Bruce Nauman all’interno del panorama artistico, culturale e sociale del tempo presente.

Bruce Nauman è considerato uno dei maggiori esponenti del concettualismo postbellico e uno fra gli artisti più influenti della sua generazione. Perché?
Il rigore assoluto, la radicale coerenza e il consistente desiderio di forzare media sempre nuovi attraverso pratiche intensamente personali hanno dato forma a un percorso unico, in dialogo estremo con se stesso, ma mai ripetitivo, classico sin dalle origini, ma eternamente contemporaneo.

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