Il Ponte di Messina da Brasini a Salvini

Una mostra per raccontare la storia del ponte e non solo progetto di Armando Brasini

Particolare del progetto di Armando Brasini per il Ponte sullo Stretto di Messina
Alessandro Martini |  | Genova

«Per il ponte sullo Stretto c’è l’intera copertura del costo dell’opera fino a 12 miliardi; la Regione Calabria e la Regione Siciliana daranno il loro contributo, avremo interlocuzioni con l’Europa. Intanto si parte», ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini dopo il Consiglio dei Ministri del 16 ottobre che ha approvato la manovra finanziaria per l’anno 2024. È l’atto più recente e concreto per la realizzazione di una delle «grandi opere» del nostro Paese, già cavallo di battaglia dei governi Berlusconi tra anni ’90 e 2000. Un progetto che, tra polemiche e dissensi (tra gli altri, da parte di associazioni come Fai, Greenpeace Italia, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Touring Cub Italiano, Wwf Italia) è stato ripreso dall’attuale governo Meloni che, dopo il via libera al Decreto Ponte lo scorso marzo, ha nominato in giugno il nuovo Cda della «risorta» Società Stretto di Messina, società in house integralmente pubblica, con ad Pietro Ciucci e presidente Giuseppe Recchi.
Progetto per il ponte di Messina sotto il governo Berlusconi
La vicenda prende avvio negli anni ’70, nel 1981 nasce la società Stretto di Messina, nel 2003 viene approvato il progetto preliminare e nel 2010 quello definitivo. Fino al blocco del governo Monti e alla messa in liquidazione della Società nel 2013. Ma la storia del grande «sogno» di collegare la Sicilia alla Calabria risale a ben prima, addirittura ai tempi dell’antica Roma.

A raccontare altri capitoli del progetto del Ponte in età contemporanea sono due mostre. «Ponti e pontili. Intorno al progetto di Armando Brasini per il Ponte sullo Stretto di Messina» (alla Wolfsoniana di Genova Nervi, fino al 19 maggio 2024, a cura di Matteo Fochessati e Anna Vyazemtseva) presenta il progetto a cui l’architetto Armando Brasini (1879-1965) lavora dal ’55 al ’63, nell’ambito del piano di ricostruzione del Paese dopo la seconda guerra mondiale. Quello che lui stesso battezza «Ponte Omerico» si è rivelato, spiegano i curatori, «una metafora dell’articolato percorso professionale di Brasini, autore di alcune tra le più significative iniziative architettoniche del suo tempo dal punto di vista celebrativo e ideologico»: dalla ricostruzione monumentale della Roma di Mussolini al Piano Regolatore di Tripoli durante la colonizzazione fascista, al progetto del 1931 per il Palazzo dei Soviet a Mosca. Non a caso, accanto alla «suggestiva fusione tra storia, mito, politica e sfida ingegneristica», a emergere nel progetto del Ponte sullo Stretto è ancora la «forte valenza propagandistica».

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