Il Palamede di Canova al centro della mostra

Il percorso espositivo è costruito a partire dalla possente scultura, simbolo di Villa Carlotta, restaurata dall'artista veneto dopo un brutto incidente

Particolare dell'allestimento della mostra © Carlo Borlenghi
Ada Masoero |  | Tremezzina (Co)

Dopo un 2021 in cui, a dispetto della pandemia, Villa Carlotta ha registrato quasi 100mila visitatori (con un trend positivo confermato dai primi giorni di apertura del 2022), in quest’anno in cui ricorre il bicentenario della morte di Antonio Canova (1757-1822), la straordinaria casa-museo presenta il progetto «Canova a Villa Carlotta 1822/2022», dedicato al grande maestro, di cui si conserva qui più di un’opera.

Il debutto è affidato a «Il Palamede di Antonio Canova» (fino al 5 giugno), mostra-dossier costruita intorno alla possente scultura di marmo commissionata dall’antico proprietario della Villa, il politico bonapartista, spregiudicato uomo d’affari e grande collezionista e bibliofilo Giovanni Battista Sommariva (1762-1826). Accusato di essersi arricchito illegittimamente e allontanato dalle cariche politiche, Sommariva s’identificò con l’eroe della guerra di Troia, ingiustamente accusato da Ulisse di tradimento e mandato a morte.

Canova ne trasse un’immagine di grande forza che, dopo un grave incidente (una piena del Tevere la fece crollare, spezzandola, mentre era ancora nello studio dello scultore, che la restaurò ma rifiutò la proposta di Sommariva di diminuirne il prezzo) sarebbe diventata l’opera simbolo di Villa Carlotta. La mostra riunisce intorno a questo capolavoro il ritratto del committente, di Andrea Appiani, i disegni e i libri antichi (dalla biblioteca di casa) da cui Canova trasse le invenzioni per la figura, e calchi di gemme incise, stampe e fotografie d’epoca che ne provano l’immediata fortuna.

Altre fotografie documentano, poi, la scenografica presentazione del «Palamede» nel Salone dei Marmi, voluta dal duca Giorgio II di Sassonia Meiningen (consorte di Carlotta di Prussia), smontata solo all’inizio degli anni Duemila, per riproporre la scultura nell’allestimento originario, tra due specchi, in una sala dedicata.

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