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Archeologia

Il Nilo Azzurro invade i Bagni di Meroe

Per la prima volta a memoria d’uomo le acque del fiume hanno raggiunto l'antica città

I due edifici in mattoni all’interno dei quali si trovavano rispettivamente l’esedra e la vasca principale dei cosiddetti Bagni di Meroe

A causa delle piogge torrenziali dell'inizio d'autunno, il Sudan è stato flagellato da una delle inondazioni più disastrose degli ultimi cento anni. Le acque del Nilo Azzurro si sono innalzate fino a raggiungere un livello di 17 metri di altezza. Sono anche straripati altri fiumi in un’alluvione che ha interessato sedici dei diciotto stati di cui si compone il Paese. Oltre 100mila case sono state portate via dalle acque e i senzatetto superano il mezzo milione. Le vittime supererebbero purtroppo il centinaio secondo un primo bilancio provvisorio e destinato a salire.

Per la prima volta a memoria d’uomo le acque del Nilo in piena hanno raggiunto il sito dell’antica città di Meroe (200 km a nord di Khartoum), capitale dell’omonimo regno che estese la propria egemonia su buona parte dell’Africa orientale dal IV secolo a.C. fino al IV d.C. L'alluvione ha invaso anche i cosiddetti Bagni di Meroe, scoperti nel 1912 dalla missione archeologica dell’Università di Liverpool diretta da John Garstang. L’edificio, dal quale provengono i due esempi più importanti di scultura meroitica a tutto tondo, faceva parte di un complesso residenziale più ampio che comprendeva anche due palazzi e la cui costruzione risale al I secolo d.C.

Era da subito risultata evidente la fragilità delle strutture architettoniche, delle quali sopravvivono ancora porzioni di mura dipinte e impreziosite da elementi decorativi tridimensionali. Si era perciò provveduto all’utilizzo di strutture protettive, la più recente delle quali risaliva alla metà del secolo scorso e consisteva in due edifici in mattoni all’interno dei quali si trovavano rispettivamente l’esedra e la vasca principale. Il deterioramento dovuto al tempo aveva condotto l’Istituto Archeologico Germanico a dare il via a una serie di nuovi scavi e restauri dei Bagni, che avrebbero dovuto condurre alla costruzione un nuovo edificio protettivo.

Il suo progetto era stato presentato dallo studio Kéré Architecture di Berlino nel corso del 2016. Poiché le acque del Nilo hanno invaso i Bagni, la struttura è ora totalmente ricoperta dal limo portato dal fiume e sarà necessario un lungo lavoro di ripristino prima di riuscire a capire l’entità dei danni e le modalità d’intervento per il recupero del monumento.

Francesco Tiradritti, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

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