IL MUSEO INFINITO | Museo Gregoriano Egizio

Storia, opere e luoghi dei Musei Vaticani. 6. La Sezione di Antichità Orientali. I capolavori

Rilievo funerario palmireno con busto ritratto femminile e resti di iscrizione. Lascito Zeri
Mario Cappozzo |  | Roma

Mario Cappozzo, Assistente del Reparto di Antichità Egizie e del Vicino Oriente, dopo averci illustrato le origini della Sezione di Antichità Orientali dei Musei Vaticani, ci guida attraverso le sale del Museo Gregoriano Egizio che ospitano la collezione.

Nell’esposizione attuale le antichità orientali sono raccolte nelle ultime tre sale del Museo, dalla Sala VII alla Sala IX. La collezione orientale si può dividere in tre sezioni, distinte per ambito geografico, storico-culturale e cronologico. Nella Sala VII è esposta la collezione di ritratti palmireni, la più importante raccolta di opere di questo genere presente in Italia. Nella Sala VIII sono invece raccolti i reperti palestinesi e una selezione di tavolette cuneiformi e di sigilli cilindrici mesopotamici, databili tra il III e il I millennio a.C. La Sala IX, infine, espone i rilievi assiri, splendidi capolavori dell’arte figurativa assira datati tra il IX e il VII sec. a.C.

L’esposizione di antichità orientali si apre, come detto, con i ritratti palmireni. Il corpus di scultura palmirena costituisce il più grande insieme di scultura funeraria del periodo romano rinvenuto fuori Roma. I ritratti sono probabilmente la classe di reperti del sito più nota e conosciuta. I tredici ritratti della collezione vaticana offrono un quadro esauriente di questa produzione. Provengono tutti da contesti sepolcrali e sono esposti all’interno di una nicchia che vuole richiamare la loro collocazione originaria. Due teste frammentarie potrebbero, invece, provenire da fronti di sarcofago o, forse, addirittura da qualche scultura pubblica.

Le tombe, che a Palmira variano comunque per forma e tipologia, erano generalmente costituite da varie file di loculi sovrapposti che erano poi chiusi da lastre scolpite a rilievo con l’immagine del defunto. Si tratta di grandi strutture collettive che ospitavano membri della stessa famiglia, così che questi ritratti possono essere considerati a giusto titolo dei veri e propri ritratti di famiglia, motivo per cui Zeri, come abbiamo detto, li scelse come immagini simboliche dei suoi antenati.

Prima delle recenti devastazioni a Palmira si potevano vedere ancora molti ritratti nella loro collocazione originaria, soprattutto quelli rinvenuti dagli archeologi negli ultimi decenni. Purtroppo negli ultimi anni, a causa della guerra e del fanatismo religioso, molti di loro sono stati distrutti e fatti a pezzi, altri trafugati e rivenduti nel mercato clandestino delle opere d’arte. Per questo motivo i rilievi della collezione vaticana acquistano un’importanza maggiore, non solo come testimonianza storica e artistica, ma anche come simbolo di libertà e di conoscenza.

La collezione vaticana comprende le tre più comuni tipologie di ritratti, quelle che rappresentano uomini, donne e sacerdoti. Gli uomini vestono una tunica e un himation che copre la maggior parte del corpo lasciando solo parte del torso e della mani libera. Nella mano sinistra stringono un foglia di palma, una tavoletta per scrivere o anche, più semplicemente l’estremità dell’himation. I sacerdoti si distinguono nettamente: sono completamente glabri, con la testa rasata e senza barba, e indossano un alto copricapo cilindrico, talora con corona, come le due teste della nostra collezione forse provenienti dalla fronte di un sarcofago.

Le donne al contrario vestono all’orientale e indossano una tunica, un mantello e hanno il capo coperto da un turbante e un velo. I ritratti femminili colpiscono anche per la profusione di gioielli (spille, collane, braccialetti, anelli, diademi, orecchini), la cui evoluzione segue un progressivo e spettacolare aumento tra il I e il III secolo d.C. La ricchezza delle vesti traspare anche dai ricami e dalle decorazioni. Resti di vesti, rinvenute nelle tombe, ci fanno sapere che molti tessuti erano in seta e che vi era un uso diffuso della porpora, segno evidente di una élite cittadina che aveva raggiunto alti livelli di vita grazie ai commerci e alla posizione della città di Palmira posta tra Oriente e Occidente.

Alcuni rilievi della collezione vaticana sono affiancati anche da un’iscrizione in palmireno. Così possiamo conoscere anche i nomi di alcuni di loro e la loro genealogia. Il visitatore può così incontrare «Maloka, figlio di Male», «Hanina, figlio di Mattanai», «Iarhai, figlio di Bar’a», ma anche «Rumai, moglie di Iarhai» o «Ba’a, sorella di Awida, figlio di Zebida, moglie di Iarhai».

Un’ultima osservazione: le mani dei personaggi, sia maschili sia femminili, hanno sempre colpito gli studiosi di questi rilievi in quanto appaiono spesso sproporzionate e eccessivamente gradi, come se gli scultori palmireni avessero avuto una grande difficoltà a realizzarle. I rilievi vaticani non costituiscono un’eccezione.

I ritratti palmireni della nostra collezione formano un insieme importante, che, è stato inserito all’interno del «Palmyra Portrait Project», un progetto internazionale, coordinato da Rubina Raja (Università Aarhus, Danimarca), che raccoglie circa 3.000 ritratti sparsi in tutte le collezioni museali del mondo. La studiosa danese ha anche recentemente ripubblicato tutta la nostra raccolta in un volume che i Musei Vaticani hanno voluto dedicare a Khaled al-Asaad, il grande archeologo siriano che ha dedicato tutta la sua vita alla riscoperta di Palmira e che è stato brutalmente ucciso nell’agosto del 2015.

La sezione palestinese occupa tre vetrine della Sala VIII. Si tratta di reperti acquisiti da Nolli durante i suoi viaggi in Palestina, ma anche di manufatti raccolti in momenti e anni diversi e successivamente confluiti nella collezione del Pontificio Istituto Biblico di Roma. Tra i reperti più significativi si pongono i corredi ceramici rinvenuti a Teleilat el-Ghassul (Giordania), uno degli insediamenti fondamentali per la comprensione del periodo tra il tardo Neolitico e il primo Calcolitico palestinese, e quelli dell’antica Gerico (Tell es-Sultan, Cisgiordania), uno dei siti chiave dell’archeologia di tutto il Levante meridionale.

Nella stessa sala è esposta anche una selezione di tavolette cuneiforme in sumerico e accadico, anche queste provenienti dalla Collezione del Pontificio Istituto Biblico di Roma. I materiali, che coprono un arco cronologico che va dal III millennio a.C. all’Epoca achemenide (559-331 a.C.), comprende più tipologie testuali: documenti economico-amministrativi, contratti, prescrizioni mediche, testi letterari, iscrizioni reali, ma anche lettere o, addirittura, una busta per lettere anch’essa realizzata in argilla.

Tra i reperti epigrafici più significativi presenti in questa sala  è il cilindro di Epoca neobabilonese (211-212 a.C.), che conserva un’iscrizione che commemora alcuni interventi edilizi condotti dal re Nabucodonosor nel complesso templare dedicato a Lugal-Marad nella città di Marad, moderna Tell Wannat es-Sadun, una località a sud di Baghdad (Iraq), e le iscrizioni provenienti dall’Elam, una regione dell’antico Iran, alcune delle quali sono scritte in elamico (altre in accadico), che sono fra le poche iscrizioni elamiche conservate nelle istituzioni museali italiane.

Nella sala è anche esposta una selezione di sigilli a cilindro e a stampo, realizzati in varie pietre dure, datati tra il III millennio a.C. e l’Età sasanide (224-651).

Nell’ultima sala del museo sono esposti sin dal 1989, per volere di Jean-Claude Grenier, l'allora curatore del Reparto, i rilievi assiri, precedentemente conservati nella cosiddetta Scaletta dei rilievi assiri, un passaggio di scale del Museo Gregoriano Etrusco, che si trova proprio di fronte all’uscita dal Museo Gregoriano Egizio.

I rilievi, ancora oggi considerati come altissimi capolavori delle produzioni artistiche delle civiltà preclassiche, decoravano i principali ambienti di rappresentanza degli imperatori assiri, mettendo in risalto la potenza militare dell’Impero che allora dominava l’intero Vicino Oriente.

I rilievi vaticani, circa una trentina, provengono dai grandi palazzi reali assiri di Nimrud (Kalkhu), Khorsabad (Dur-Sharrukin) e di Quyunjiq (Ninive), nell’attuale Iraq settentrionale, e sono datati dal IX al VII secolo a.C. Di grande importanza sono i sedici rilievi portati a Roma dal già menzionato Giovanni Bennhi, che provengono tutti dal Palazzo Nord del re neoassiro Assurbanipal a Quyunjiq. Il Bennhi, che partecipò materialmente agli scavi inglesi di quel palazzo diretti da Hormudz Rassam, afferma, nei documenti della donazione, di averli scoperti personalmente.

Di soggetto prevalentemente storico i rilievi presentano scene di battaglie, di conquiste e di saccheggi compiuti dall’esercito assiro nel corso delle sue campagne militari, che videro l’Assiria sottomettere tutto il Vicino Oriente e l’intero Egitto.

Alcuni dei rilievi si uniscono perfettamente ad alcuni rilievi conservati nel British Museum di Londra, a testimoniare la comune origine collezionistica. Giovanni Bennhi, infatti, prese i suoi frammenti dalle stesse lastre che Layard portò nelle collezioni del museo britannico. Ne sono un esempio un interessante rilievo con scena di guerra tra Assiri e Arabi, che amplia la scena di lotta tra Assurbanipal e gli Arabi descritta in un rilievo del British Museum, o un altro ben conservato rilievo che mostra soldati assiri che assalgono le mura della fortezza di Bit-Bunaki, anch’essa documentata da due rilievi del British Museum combacianti con il nostro.

Un altro soggetto rappresentato nei rilievi vaticani è quello costituito dai geni alati raffigurati nell’atto di compiere atti rituali. Completano la collezione, inoltre, lastre aniconiche con iscrizioni cuneiformi che tramandano parti degli Annali dei re assiri, iscrizioni che erano poste a completamento delle lastre figurate.

Di grande interesse è anche un mattone, esposto in sala, che reca un’iscrizione cuneiforme in lingua sumerica che commemora la costruzione del palazzo reale di Sargon II (721-705 a.C.) a Khorsabad.

Da ultimo vorrei aggiungere un’annotazione su una parte della collezione che è attualmente fuori percorso, ma che costituisce comunque un insieme importante e significativo. Si tratta della collezione di arte islamica, che nel Reparto è costituita in particolare da una collezione di monete islamiche e da una ricca raccolta di ceramiche.

IL MUSEO INFINITO
Storia, opere e luoghi dei Musei Vaticani
Testi raccolti da Arianna Antoniutti

Presentazione di Barbara Jatta

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© Riproduzione riservata Rilievo con Genio alato Vasellame da corredi della necropoli di Gerico Testa ritratto di sacerdote palmireno Rilievo con l'attacco a Bit Bunaki Cilindro di Nabucodonosor II Rilievo funerario palmireno con busto ritratto femminile e iscrizione. Lascito Zeri
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