Il mondo di Leonor Fini

Il percorso al Magazzino 26 analizza l'intenso rapporto dell'artista con Trieste, coniugando pittura, luce, musica e percezione olfattiva

Leonor Fini, «Figura con gatto», anni ’70 © Marianna Accerboni
Redazione |  | Trieste

Il mondo di Leonor Fini (Buenos Aires, 1907-Parigi, 1996) è suadente e invitante come le sue eleganti cappe e misterioso come i gatti che amava. Personalità intensa e poliedrica, internazionale, ma profondamente italiana, di padre beneventano e madre triestina di origine tedesca, la Fini torna a Trieste da bambina e qui si forma negli anni Venti e Trenta.

«Leonor Fini. Memorie triestine», dal 26 giugno al 22 agosto, è una mostra multimediale ideata e curata da Marianna Accerboni per Magazzino 26, coorganizzata con l’Assessorato alla Cultura del Comune. Il percorso analizza il suo intenso rapporto con la città, coniugando pittura, luce, musica e percezione olfattiva.

Foto, lettere autografe e documenti inediti pongono il visitatore in contatto con il fantastico universo della Fini da molti punti di osservazione. 250 i pezzi esposti, quasi tutti inediti: dipinti, un’ottantina tra disegni, acquerelli, oli, chine e incisioni e il rarissimo volume con 49 disegni a colori in cui la figura del gatto, felino/divinità, è trasformata in personaggi magici e fantastici.

Tre dipinti importanti della Fini, di Arturo Nathan e di Gillo Dorfles raccontano le affinità elettive con gli amici triestini suoi coetanei, tra cui Leo Castelli, Italo Svevo e Umberto Saba, oltre a Bobi Bazlen. In mostra anche rare porcellane policrome decorate con decalcomanie tratte da disegni di Leonor intorno al 1951 per la Società Ceramica Italiana (S.C.I.) di Laveno-Mombello (Varese), mai citate nei numerosi cataloghi dedicati all’artista. 

A completare il racconto sul clima culturale della Trieste del Novecento, interviste inedite a parenti e amici triestini della Fini raccolte dalla curatrice, tra cui Gillo Dorfles e Daisy Nathan (sorella del pittore Arturo), video, abiti appartenuti all’artista e un approfondimento letterario e grafologico su lei, Nathan e Dorfles. La mostra avrà inoltre una «colonna olfattiva» creata appositamente: il profumo Lolò, soprannome con cui tutti chiamavano la Fini a Trieste. E una «colonna sonora» con la musica surrealista creata da Paolo Troni.

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