Il mantra di Zuffi: vedere anche il retro

Ampia personale dell’artista emiliano nel MAMbo. Nella Villa delle Rose Caldana e Nagasaka affrontano i «tempi della crisi»

«Niente di personale», 2001, di Italo Zuffi
Stefano Luppi |  | Bologna

Italo Zuffi (Imola, 1969), secondo una riflessione di Michele D’Aurizio («Flash Art», 30 gennaio 2017), ha una produzione articolata su due fronti: «da una parte un’esplorazione dell’interiorità, spesso condotta attraverso la scultura; dall’altra parte una ricerca sulla figura dell’artista».

La complessità riflessiva è il mantra di Zuffi, come si percepisce visitando l’ampia personale intitolata «Fronte e retro», visitabile dal 20 gennaio nel MAMbo (fino all’1 maggio). Questo appuntamento, curato da Lorenzo Balbi e Davide Ferri, ne analizza l’intera carriera.

Al MAMbo ci sono dunque sculture, fotografie, video e performance: una cinquantina di lavori, noti e meno noti, per una nuova riflessione sulla poetica dell’artista. Tra questi, due video dei primi anni di attività, «The Reminder» e «Perimetro», sono dedicati al corpo e al suo rapporto con lo spazio circostante.

Nella Sala delle Ciminiere una selezione di «Scomposizioni» e di «Osservatori», interventi plastici legati all’idea di architettura recuperati su progetto di Aldo Rossi, e «The Mystery Boy», immagini in cui Zuffi analizza l’energia e la concentrazione dell’essere umano. Tra le tante opere anche oggetti «di scena» per performance programmate in alcune giornate.

Da segnalare anche nella Villa delle Rose, sede distaccata del MAMbo, la mostra visibile fino al 23 gennaio intitolata «Times of crisis», con lavori di Elisa Caldana (Pordenone, 1986) e Aki Nagasaka (Osaka, Giappone, 1980), frutto della residenza per artisti «Programma di Residenze ROSE» (tra gli appuntamenti di ArtCity).

Le opere sono state prodotte durante il loro soggiorno a Bologna, iniziato a settembre scorso e durato due mesi (la prima fase dell’intervento è stata però ideata dalle due protagoniste in Giappone già nel 2018).

I lavori esposti nelle sale museali e anche in alcuni poster sparsi per la città sono dedicati a «racconti» (stampe, documenti, oggetti di recupero riassemblati in installazioni) sulla precarietà, l’incertezza e il senso di crisi continuo che oggi lambisce ogni ambito del vivere sociale.

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