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Mostre

Il lockdown pre-Covid di Philippe Delhomme

Da Perrotin una serie su Los Angeles del pittore francese e una personale di Gabriel Rico

«Jesus Auto Repair» (2019) di Philippe Delhomme. © Foto: Tanguy Beurdeley / Cortesia dell’artista e di Perrotin

Nella Los Angeles di Philippe Delhomme le strade sono deserte, le automobili sono parcheggiate davanti ad anonimi motel e le alte palme sembrano i soli abitanti della città. Queste immagini ricordano loro malgrado le scene surreali di centri urbani deserti che abbiamo visto durante i mesi della crisi sanitaria. Ma le opere di Delhomme sono state realizzate prima del lockdown. L’artista francese (Nanterre, 1959) ha del resto già in passato dipinto paesaggi urbani disabitati di Parigi o ancora New York.

La nuova serie su Los Angeles, una cinquantina di pitture a olio di piccolo formato, è allestita fino al 14 agosto da Perrotin (che ha potuto riaprire le porte il 23 maggio scorso). Delhomme non ha lavorato a partire da schizzi preparatori ma da polaroid realizzate durante il viaggio in California a bordo di un’auto a noleggio, lungo le autostrade da Santa Monica a Silver Lake. Tutte sono state scattate dallo stesso punto di vista: quello che si ha seduti al volante della propria auto. Delhomme, che si ispira alla California di Ed Ruscha e David Hockney, e alle atmosfere di Robert Frank e Dennis Hopper, ha dunque catturato le immagini delle stazioni di servizio, dei fast-food, dei tir, che ha poi messo su tela. Ne emerge una sorta di «silenzioso diario di viaggio».

Sempre fino al 14 agosto, Perrotin presenta anche la personale «Nature Loves To Hide» di Gabriel Rico. Il 40enne artista messicano, che nel 2019 ha partecipato alla mostra «May You Live in Interesting Time», curata da Ralph Rugoff alla Biennale di Venezia, è noto per le sue sculture-installazioni popolate di animali e oggetti del quotidiano, unendo approccio postsurrealista e principi dell’Arte povera. Sono lavori che riflettono sul tema attualissimo, ancora di più oggi, dei legami tra uomo e natura. In mostra ne sono allestiti 13, tra cui una grande installazione murale, «II Mural» (2020), in cui accosta oggetti comuni, come una maschera di Carnevale, un guanto, un disco, e frecce che indicando direzioni diverse sembrano disegnare una formula matematica.

Luana De Micco, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020



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