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Il duca torna a sorridere nella giusta luce

La nuova illuminazione a led di Palazzo Schifanoia a Ferrara

Uno degli affreschi di Palazzo Schifanoia con la nuova illuminazione a led

Sorride astuto e benevolo il duca Borso d’Este nel mese di aprile, circondato dai cortigiani più eleganti, e poi si muove fiero e disinvolto, di mese in mese, sempre in raffinata compagnia, tra le magnifiche architetture «all’antica», lungo le vie animate della città o nelle campagne ben curate della fiorente signoria ferrarese. Una storia di potere e di bellezza, affidata ai pennelli di un gruppo di maestri formidabili (l’Officina ferrarese, secondo Roberto Longhi) e custodita nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia.

Interamente decorato intorno al 1469 con finalità encomiastiche, è un viaggio nel cuore del Rinascimento emiliano in cui s’intrecciano il fruscio dell’ultimo Gotico cortese e la complessità intellettuale dell’Umanesimo, tra dame ammiccanti e trionfi di divinità pagane, enigmatiche personificazioni astrologiche e rudi contadini che lavorano la vigna, architetture fiabesche e paesaggi fluviali, candidi unicorni e fedeli levrieri.

Ora che è finalmente riaperto al pubblico (chiuso dal gennaio 2018 per lavori necessari a seguito del sisma del 2012 e per l’emergenza Covid-19), il grande ciclo di affreschi si offre alla contemplazione in una modalità ancor più emozionale, grazie alla nuova illuminazione a led, studiata da Alberto Pasetti Bombardella, con una luce che in forma statica valorizza i colori dell’insieme, risvegliandoli con una tonalità vagamente evocativa dell’originario lume di candela, mentre a ogni ora si attiva in forma dinamica, accarezzando scene e dettagli.

In attesa della riapertura totale di Palazzo Schifanoia, prevista per il prossimo anno, accanto al Salone sono visitabili la Sala delle Virtù e la Sala delle Imprese, dove fino al 13 settembre è allestita la mostra «Schifanoia e Francesco del Cossa. L’oro degli Estensi», che attraverso medaglie, ceramiche, codici miniati, dipinti e sculture del XV secolo restituisce la splendida interdisciplinarietà del gusto espresso dalla Corte degli Este.

Valeria Tassinari, da Il Giornale dell'Arte numero 409, luglio 2020

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