Il contestato spostamento del Gattamelata di Padova

Il soprintendente Vincenzo Tiné auspica di evitare la rimozione, contro cui aveva già tuonato Vittorio Sgarbi, proposta dal delegato pontificio per scongiurare i danni dell’esposizione agli agenti atmosferici. Alle indagini diagnostiche il responso

Il Gattamelata di Donatello ingabbiato dalle impalcature nella piazza del Santo di Padova
Camilla Bertoni |  | Padova

Ci vorrà ancora tempo per capire come sta veramente il Gattamelata, la scultura equestre che rappresenta Erasmo da Narni collocata nella piazza del Santo a Padova, proprio di fronte alla Basilica di Sant’Antonio. Commissionata dal Senato Veneto e dalla vedova del condottiero a Donatello nel 1446 e completata nel 1453, è «uno dei più celebri capolavori della statuaria rinascimentale europea», come sottolinea Vincenzo Tiné, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e delle provincie di Padova e Rovigo. Dal responso si capirà se sia da prendere in considerazione lo spostamento al coperto proposto già nel gennaio 2022 dal delegato Pontificio per la Basilica di Sant’Antonio in Padova monsignor Fabio Dal Cin.

Proposta che aveva fatto andare su tutte le furie il sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi: non solo la decisione spetta semmai al MiC, aveva ribadito nel corso di un sopralluogo la scorsa estate, ma Sgarbi si era dichiarato contrario a questa ipotesi, da prendersi in considerazione semmai solo in forma temporanea per assolvere alle necessità di intervento eventualmente emerse durante la fase diagnostica attualmente in corso.

L’ipotesi è ora al vaglio: le indagini sono iniziate, grazie allo stanziamento di 150mila euro voluto dal direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio Luigi La Rocca, dopo la firma della convenzione tra la Soprintendenza e il Centro Interdipartimentale per i Beni Culturali (Ciba) dell’Università degli Studi di Padova il 31 ottobre scorso. Le indagini porteranno a un responso intorno ad aprile, ha annunciato Tiné. «Sono al lavoro esperti di diagnostica non invasiva, spiega la direttrice del Ciba Rita Deiana, di analisi sui metalli antichi, sui materiali lapidei e di analisi strutturale sui monumenti storici, per completare il quadro diagnostico indispensabile per la redazione del progetto di restauro».

Due i principali obiettivi: «Il primo è definire lo stato di salute del monumento, continua Deiana, analizzando le patine, la corrosione, gli spessori del metallo, nonché lo stato generale del basamento lapideo e delle decorazioni donatelliane, per capire come e quanto gli agenti atmosferici e l’inquinamento stiano incidendo sul degrado dell’intero monumento». Il secondo è proprio legato all’individuazione delle sollecitazioni cui l’opera può essere esposta, anche appunto nell’ipotesi di un suo spostamento, seppur momentaneo.

«I diversi spostamenti effettuati nel corso dei due conflitti bellici, spiega Deiana, hanno infatti sottoposto l’intero monumento a sollecitazioni e a rimaneggiamenti, modificandone il comportamento originario. Per valutare tutte le possibili criticità, i tecnici del Ciba stanno lavorando in sinergia per raccogliere informazioni su spessori, pesi, eventuali difetti o lesioni sul metallo per simulare il comportamento della statua in fase di movimentazione e guidare anche la progettazione di questa operazione».

Analisi specifiche vengono condotte anche da terzi, come le gammagrafie sulle zampe del cavallo, ritenute uno degli elementi più critici in fase di smontaggio della statua che è il risultato dell’assemblaggio di 36 elementi bronzei fusi con distinte matrici. Auspicabile secondo Tiné, al termine delle indagini e del restauro, «la ricollocazione nel sagrato di Sant’Antonio per altri secoli di esposizione alla pubblica vista e di piena integrazione di quest’opera d’arte nel pregiato contesto artistico della Basilica di Sant’Antonio e della città di Padova». Nel frattempo il monumento si può ammirare da un punto di vista inedito con visite su prenotazione.

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