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Horst P. Horst, «Untitled», 1960 ca (particolare)

© Horst Estate

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Horst P. Horst, «Untitled», 1960 ca (particolare)

© Horst Estate

Horst P. Horst e la fotografia come esercizio di armonia

Le Stanze della Fotografia riuniscono circa 300 opere dell’artista tedesco, ma naturalizzato americano, che ne restituiscono la complessità oltre il suo lavoro nel settore della moda cui deve la celebrità, grazie a «Vogue»

Camilla Bertoni

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A uno dei grandi della fotografia del ’900, Horst Paul Albert Bohrmann, noto come Horst P. Horst (Weißenfels an der Saale, Germania, 1906-Florida, Stati Uniti d’America, 1999), è dedicata la mostra «La geometria della grazia», allestita alle Stanze della Fotografia sull’isola di San Giorgio Maggiore a Venezia dal 21 febbraio al 5 luglio

«Il suo linguaggio fotografico non si limita a una mera cattura del visibile, ma nasce piuttosto da una ricerca dell’essenza, da un desiderio di cogliere quella dimensione viva e vibrante del reale, in cui ogni immagine racchiude in sé “quel barlume di verità” che Platone definiva come la bellezza per eccellenza. L’opera di Horst si inscrive dunque in una tradizione filosofica in cui la bellezza non può ridursi a semplice apparenza sensibile, ma è piuttosto una manifestazione concreta di ciò che eccede il reale, di ciò che lo supera e lo trascende». Lo scrive Anne Morin nel catalogo che accompagna la mostra di cui è curatrice. E aggiunge: «Per Horst, la geometria è un gioco colto che non smise mai di reinventare e riformulare nella sua opera. Che si trattasse di disegni, fotografie a colori o in bianco e nero, o collage, ciascuna delle sue immagini era concepita come un’architettura, un’equazione, un’unità a sé stante». 

Tedesco di nascita, ma naturalizzato americano, Horst P. Horst nel suo primo percorso formativo studiò architettura ad Amburgo con Walter Gropius e a Parigi, dove collaborò con Le Corbusier. In questa formazione sta l’origine di una poetica che cerca continuamente la forma pura, l’essenza, disegnata dalla luce in composizioni come architetture visive in cui confluiscono gli insegnamenti e la filosofia fondante del Bauhaus, con il suo rigore e ricerca basta sull’idea di uno spazio minimo. E del resto le sue estati da ragazzo Horst P. Horst le trascorreva proprio a Weimar, la città dove nel 1919 Gropius aveva fondato la rivoluzionaria scuola, e dove ebbe l’occasione di incontrare alcuni degli allievi. 

Intrapresa la via della fotografia, Horst P. Horst ottenne celebrità attraverso le fotografie di moda, anche queste intese come esercizio di armonia, per «Vogue», ma il suo lavoro esplorò diversi modi espressivi e linguaggi: le circa 300 opere esposte, molte in Italia per la prima volta, sono fotografie a colori, ma anche stampe vintage, con le serie dedicate ai fiori e alle nature morte, affiancate a disegni, documenti e materiali inediti. Lunga la serie di ritratti, che comprendono esponenti del mondo dell’arte, come Salvador Dalí, del cinema, Ingrid Bergman, Luchino Visconti, Marlene Dietrich, della lirica, come Maria Callas, della moda, Coco Chanel, Gianni Versace, Diana Vreeland, Karl Lagerfeld, o di altri fotografi come Cecil Beaton, per lui un maestro, e Irving Penn. «Horst non ricerca una decorazione effimera, scrive Denis Curti, che affianca Morin nella curatela, ma un’eleganza che scaturisce dalla perfezione delle forme e dalla purezza delle linee. La sua è un’esplorazione audace e innovativa, un dialogo continuo tra figura e sfondo, dove il rigore formale si fonde con la sensibilità artistica, in una sintesi magistrale tra modernismo europeo e fotografia di moda».

Horst P. Horst, «Hands Hands Hands», 1941. © Horst Estate

Camilla Bertoni, 14 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Horst P. Horst e la fotografia come esercizio di armonia | Camilla Bertoni

Horst P. Horst e la fotografia come esercizio di armonia | Camilla Bertoni