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Mostre

Il cibo come ossessione dei fotografi

Da Fox Talbot a Cindy Sherman, la storia del cibo nella fotografia al Foam

«Untitled», del 2002, di Laura Letinsky

Amsterdam. «Le fotografie di cibo raramente riguardano solo il cibo». Lo sostiene Susan Bright, curatrice con Denise Wolff della collettiva «Feast for the Eyes. The Story of Food in Photography» organizzata da Aperture Foundation che s’inaugura il 21 dicembre al Foam, prima tappa europea (visitabile fino al 6 marzo, poi a Berlino, Londra e Göteborg).

Le 200 opere esposte raccontano il cibo nella storia della fotografia, dal cesto di frutta di William Henry Fox Talbot del 1845 ad oggi. La rassegna procede in ordine cronologico tra vari generi, dalla natura morta alla fine art al reportage, dall’album di famiglia agli scatti commerciali, dal concettuale alla moda ai libri di cucina.

Secondo le autrici (che firmano anche l’omonimo libro di Aperture) la food photography riassume «un tema più ampio che incrocia aree che toccano personalmente le nostre vite». Il cibo rivela appartenenza sociale e aspirazioni, trasmette la tradizione, è al centro di riti e celebrazioni e come soggetto fotografico apre una prospettiva antropologica riflettendo la storia del mondo e del costume, l’evoluzione della società, del gusto, della tecnologia e della comunicazione: «può chiamare in causa la politica, il potere, la salute, la forza, il piacere, la cultura, la povertà o l’eccesso; può rappresentare una nazione, il sesso e il desiderio, il gender, la speranza e la disperazione, il controllo e la protesta, così come può rinforzare gli stereotipi o minarli».

Tre le sezioni che scandiscono l’esposizione. «Still Life», da Talbot a Irving Penn, dalle inquadrature chiare e svuotate di Laura Letinsky alle geometrie di Sandy Skoglund, ai colori incommestibili di Grant Cornett. «Around the Table», dove lo sguardo si allarga ai commensali, con banchetti di nozze e barbeque, una tavola calda in piena segregazione razziale, il rancio nella guerra in Nicaragua di Susan Meiselas, il distillato di inglesitudine di Martin Parr. E infine «Playing with your Food», dove prevalgono fantasia e gioco, dall’autoritratto di Tim Walker a letto circondato da 80 torte agli assemblaggi esotici di Lorenzo Vitturi, dalla denuncia di Sarah Lucas con le uova fritte sul seno al cibarsi come atto simbolico in Rotimi Fani-Kayode.

Tra gli autori in mostra, Roger Fenton, Man Ray, Edward Steichen, Harold Edgerton, William Eggleston, Stephen Shore, Cindy Sherman, Vik Muniz, Rinko Kawauchi.

Chiara Coronelli, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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