Il caravaggismo di Giovanni da Serodine

Alla Galleria Estense di Modena studi e confronti attorno al «Santo scrivente» restaurato

Giovanni Serodine, Un particolare della radiografia del «Santo Scrivente»
Stefano Luppi  |  | Modena

È visitabile a Modena la mostra-dossier della Galleria Estense intorno alla figura di Giovanni Serodine (Roma, 1600-30), artista dall’evidente matrice caravaggesca, ben poco documentato e analizzato dalle biografie artistiche sei-settecentesche e riscoperto solo nel ’900 da Roberto Longhi. La sua pittura è caratterizzata da un linguaggio di naturalismo drammatico, reso con colore steso a tocco e a macchia, a quanto pare apprezzata dai contemporanei, anche se essendo l’artista vissuto (poco) in un’epoca complessa ne fu compromessa probabilmente la fortuna critica.

Il museo che origina dalle collezioni ducali, oggi parte delle Gallerie Estensi di Modena, Ferrara e Sassuolo dirette da Martina Bagnoli, fino al 26 giugno propone «Indagini intorno a Giovanni Serodine (1600-1630). I santi eremiti della Galleria Estense e della Certosa di Pavia», a cura di Federico Fischetti ed Emanuela Daffra che studia e confronta il «Santo scrivente», assegnato da un secolo a Serodine ed entrato nella raccolta prima del 1866.

L’olio, frammentario e in parte compromesso e ridipinto, torna in pubblico dopo un lungo lavoro di restauro (di Cristina Lusvardi di Reggio Emilia) supportato da approfondite indagini effettuate da Diagnostica per l’Arte Fabbri di Davide Bussolari, Gianluca Poldi e Maria Letizia Amadori. L’opera, e la sua radiografia, sono qui a confronto con una copia antica oggi alla Certosa di Pavia e due lavori del coevo Giuseppe Vermiglio (Milano, 1587 ca-Torino?, post 1635).

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