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Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliNella grande scena, che vede i dannati sulla destra e i beati sulla sinistra separati dall’Arcangelo Michele e sovrastati da Vergine e Cristo giudice circondati da dodici Apostoli e da una gloria di Angeli con i simboli della Passione, sono riconoscibili alcuni personaggi storici noti al tempo: il pittore adottò quindi lo stesso espediente, efficace nelle menti degli spettatori, usato da Dante nella Divina Commedia. La sinopia, oltre a rivelare i pentimenti e la doppia esecuzione di alcune parti, testimonia l’accuratezza con la quale l’artista ha reso volti e panneggi, definendone alcuni e delineandone con grafia più sintetica altri.
L’intervento, ad opera delle maestranze dell’Opera della Primaziale Pisana con il controllo della direzione lavori presieduta da Antonio Paolucci e la supervisione dei capi restauratori Carlo Giantomassi e Gianluigi Colalucci, rientra nell’ampia campagna di restauro di tutti gli affreschi del Camposanto fortemente danneggiati il 27 luglio 1944 da una granata che incendiò il tetto di piombo. Gli affreschi vennero strappati dal muro e più volte trasportati per esser poi collocati nel Salone degli affreschi. I restauri permetteranno all’intero ciclo del «Trionfo della morte» di tornare entro il 2018 sulle pareti per le quali fu concepito e realizzato; delle tre scene che lo compongono (il «Trionfo della morte», il «Giudizio Universale» e l’«Inferno») è ancora in restauro la prima. Durante le varie fasi dei lavori sono state messe a punto tecniche nuove e realizzate notevoli scoperte.
Tra queste l’azione di batteri mangiatori per eliminare la caseina degradata che, usata nel dopoguerra per il fissaggio degli affreschi strappati, aveva causato rigonfiamenti, crepe e perdite di strato pittorico: il sistema innovativo è stato messo a punto dal microbiologo Giancarlo Ranalli dell’Università del Molise. Mentre si svolgevano le fasi di pulitura e il fissaggio delle pellicole pittoriche, la rimozione controllata delle patine e l’integrazione cromatica reversibile e riconoscibile secondo i moderni principi del restauro, lungo le gallerie del Camposanto è stato compiuto un intervento finalizzato a scongiurare la formazione di condense sulle superfici pittoriche degli affreschi ricollocati in parete, un fenomeno più virulento proprio nella zona del «Trionfo della morte».
Il team, composto da Roberto Innocenti, Paolo Mandrioli del Cnr e Giuseppe Bentivoglio dell’Opera della Primaziale Pisana, ha progettato e sperimentato un sistema di retroriscaldamento dell’affresco che ne innalza la temperatura superficiale di 2-3 gradi centigradi sopra la temperatura dell’ambiente, scongiurando le dannose condense generate dal formarsi delle rugiade. Ogni 10 minuti sensori rilevano l’umidità dell’ambiente e la temperatura delle superfici degli affreschi azionando, quando necessario, il retroriscaldamento ottenuto con termoteli in poliestere, tessuti con fibre di carbonio che costituiscono le resistenze elettriche.
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