I trapezi di Charlton

Il noto artista inglese da A Arte Invernizzi propone le forme trapezoidali dell’ultima mostra allestita nel 2018 presso la galleria milanese ma con una variante

«Trapezium in 3 Parts with 3 Greys» (2021) di Alan Charlton
Ada Masoero |  | Milano

S’intitola «Trapezium» la personale di Alan Charlton presentata dal 1° dicembre al 15 febbraio da A Arte Invernizzi. È quella, infatti, la forma geometrica di cui Charlton (Sheffield, UK, 1948; vive e lavora a Londra) si è servito per le nove opere, tutte del 2021, presentate in mostra, tre delle quali («Trapezium in 3 Parts with 2 Greys») sono giocate su due sole tonalità di grigio, mentre le altre («Trapezium in 3 Parts with 3 Greys») hanno una tripartizione anche cromatica.

La mostra si riconnette all’ultima sua personale presentata in questi spazi nel 2018, dove le opere erano già trapezoidali ma formate da due soli elementi. Ognuno di questi nuovi lavori, di cui nella seconda sala del primo piano sono esposti i progetti-collages, realizzati con frammenti di tela, è costituito invece da tre elementi trapezoidali grigi che, accostati, compongono un trapezio maggiore.

Charlton stesso, del resto, si definisce laconicamente «un artista che dipinge quadri grigi». E lo fa sin dal 1968 quando, studente alla Royal Academy di Londra, presentò alla mostra annuale un dipinto monocromo di questo colore che, rifiutato dalla commissione, non fu esposto. Senza scoraggiarsi proseguì su questa strada e nel 1972, nella sua prima mostra alla galleria Konrad Fischer di Düsseldorf, espose solo quadri grigi.

Non avrebbe più smesso: campiture monocrome di grigi lievemente differenti generano un linguaggio severo e rigoroso, geometrico e deliberatamente impersonale, in cui però la modularità, la ripetizione, il ritmo nella ricombinazione dei diversi elementi entrano in gioco per rinnovarne costantemente la percezione.

Come scrive in catalogo il curatore, Francesco Castellani, «chi segue e conosce il percorso di Alan Charlton [...], non potrà che apprezzare l’evoluzione del suo procedere: sempre rinnovati, ritroverà tanto il senso assoluto della geometria delle forme, che la feroce capacità di non derogare mai dai canoni formali, matematico/proporzionali, volumetrici e modulari sui quali si fonda il suo lavoro. Per chi invece si avvicina con sguardo nuovo all’artista, “Trapezium” costituisce l’occasione di entrare in contatto con la sua visione assoluta e scendere in profondità».

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