I torsi di June Crespo sembrano armature

Nella galleria P420 l’artista spagnola propone sperimentazioni con nuove associazioni di materiali, come fusioni in bronzo nelle quali sono inserite stoffe e resine

«Back of the tongue», 2022, di June Crespo. Cortesia dell’artista e di P420, Bologna. Foto: A. Sagastiberri
Stefano Luppi |  | Bologna

Nell’edizione della Biennale di Venezia appena terminata l’artista spagnola June Crespo (Pamplona, 1982) esponeva sculture che alludevano inderogabilmente a parti corporee, enfatizzate dall’aggiunta di tessuti e indumenti umanizzanti, quanto all’ambiente costruito, quest’ultimo evocato dall’utilizzo di fibra di vetro, bronzo, ceramica, resina e ghisa.

Esempi dei suoi suggestivi «torsi», che sembrano armature, sono ora esposti nella mostra «Acts of pulse» (sino al 5 febbraio) nella galleria P420 dove l’autrice torna dopo avervi già esposto nel 2018 nella collettiva «Foreign Bodies».

Nel percorso bolognese la curatrice Marinella Paderni propone una serie di lavori appositamente realizzati per lo spazio: sperimentazioni nelle quali, oltre ai caratteri tipici della poetica di Crespo, appaiono nuove associazioni di materiali, come fusioni in bronzo nelle quali sono inserite stoffe e resine.

Al centro della riflessione restano come sempre i corpi percepiti però come «altro da noi» in quanto in essi emergono soluzioni formali attente alla trasformazione e a quei processi che danno vita alle forme stesse. La pratica scultorea diviene un procedimento alchemico che coniuga elementi opposti per generare creature cibernetiche e composite.

Che sia una sorta di previsione sull’umanità del domani? Tra i prossimi impegni, l’artista ha in programma per il mese di giugno un’esposizione al Museo Guggenheim di Bilbao.

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