I pittori italiani erano ovunque

Alle Gallerie d'Italia i vitali anni Ottanta riletti da Luca Massimo Barbero

Ada Masoero |  | Milano

La pittura è tornata, afferma Luca Massimo Barbero nel titolo della mostra «Painting is back. Anni Ottanta, la pittura in Italia» (dal 3 giugno al 2 ottobre), da lui ordinata nelle Gallerie d’Italia in Piazza Scala, con cui esordisce nel ruolo di curatore associato delle collezioni di arte moderna e contemporanea di Intesa Sanpaolo. Ma subito si corregge: «In realtà quel titolo è un paradosso, perché la pittura in Italia non era mai tramontata» prima di quegli anni ’80 in cui esplose, coloratissima e vitale, dopo le stagioni glaciali del concettualismo.

Così, i «suoi» anni ’80 non coincidono esattamente con il decennio in questione né con la sola Transavanguardia (il cui «manifesto», di Achille Bonito Oliva, uscì nel 1979 su «Flash Art»), ma iniziano intorno al 1977-78, quando in Italia operavano pittori come Mimmo Rotella, Valerio Adami, Emilio Tadini, o Mario Schifano («allora una rockstar della pittura»), Franco Angeli, Salvo, Aldo Mondino. O Mario Merz, che nel 1982 avrebbe ammesso che «la pittura può essere più complessa di un oggetto trovato per strada». Né questi «suoi» anni ’80 coincidono con la «Milano da bere» con cui si suole identificarli perché, confuta lui, «gli artisti italiani erano ovunque. Lo notava nel 1982 anche il “New York Times”, commentando la mostra berlinese “Zeitgeist”. Erano a New York come a Modena, a Napoli come a Milano».

Con questa rassegna trasversale che, oltre ai maestri della Transavanguardia e a chi li ha preceduti, espone anche autori poi lungamente in disparte (come Germanà o Tatafiore), Barbero si propone di dissipare «il velo che avvolge la Transavanguardia, subito tanto famosa che, si diceva, “non durerà”. Invece è stato l’ultimo movimento internazionale che abbiamo avuto in Italia. Ma che idea possono averne i giovani di oggi che fanno pittura? Devono poter vedere i testi, e superare così la dicotomia semplificante Arte povera-Transavanguardia». 

Barbero ha scandagliato le grandi mostre internazionali degli ultimi anni ’70 («la cui arte fu molto più proattiva, meno codificata di ciò che sarà dopo») oppure ha scelto opere dai titoli eloquenti, come «Live the artist alone», di Sandro Chia: «Veri ipertesti; una realtà, del resto, che nasceva proprio allora. Quindi, una mostra tutt’altro che esaustiva, ma un primo passo per conoscere da vicino una pittura che, come affermava ABO, non era affatto un gesto nostalgico o reazionario, bensì uno sguardo in avanti. Basti pensare al fregio (19 metri!) “Il mondo delle idee” realizzato da Baj nel 1983 con lo spray. Che lo spray non sia una novità di oggi, i giovani potranno scoprirlo qui». Anche se poi deliberatamente, con un guizzo «alla Barbero», il percorso si apre con la monumentale videoinstallazione «Il nuotatore», 1984, di Studio Azzurro, i più felici interpreti dei new media di quegli anni. Oltre al catalogo (Gallerie d’Italia-Skira), la mostra sarà accompagnata da un numero speciale della rivista «Flash Art».

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