I nuovi fiamminghi al Complesso della Pilotta

La pittura del Nord. Snodo del gusto fra la Parma ducale e la Spagna Imperiale. La parola a Simone Verde che illustra l’ultimo riallestimento del museo

Una veduta della sala dedicata alla pittura fiamminga al Complesso Monumentale della Pilotta
Alessandro Martini |  | Parma

Con la nuova sezione della pittura fiamminga, aperta il 5 luglio. il Complesso Monumentale della Pilotta completa il riallestimento delle sue collezioni storiche, sottolineando l’apertura internazionale dell’arte parmense e del collezionismo dei Farnese, signori della città dal 1545 al 1731. Il nuovo percorso occupa l’Ala ovest del grandioso edificio, trasformato in museo autonomo dalla riforma Franceschini e diretto dal 2017 da Simone Verde.

«La sezione fiamminga è l’esito di un lavoro durato quasi tre anni, molto importante sotto diversi aspetti, spiega il direttore. Segna il recupero di una parte delle nostre collezioni a lungo tempo emarginata per un pregiudizio tutto italiano relativo all’arte fiamminga e più in generale non italiana. Finora queste opere sono state allestite come “curiosità” nell’Ala nord, addirittura all’interno della sezione dell’arte del Seicento pur essendo per lo più opere cinquecentesche. Ma è una produzione di alta qualità, per cui abbiamo promosso un investimento rilevante per il restauro di una trentina di opere, su cui non si interveniva da tempo o si era malamente intervenuti nell’Ottocento.

Dal punto di vista museologico, abbiamo inserito questa sezione alla fine del percorso, dopo le sezioni dedicate a
Pittura in Toscana e in Italia centrale del 1200-1500, Pittura veneta 1200-1500, Pittura emiliana 1200-1500, Arte in Lombardia 1400-1500 e in relazione con il piano superiore dove sono esposte le opere della pittura manierista parmigiana. Il ritratto di Erasmo da Rotterdam (1530) di Hans Holbein il Giovane, giunto nel 1834 dalla prestigiosa quadreria della famiglia Sanvitale, è di grandissima qualità, come hanno confermato proprio gli interventi di restauro», sottolinea Verde.
Una veduta della sala dedicata alla pittura fiamminga al Complesso Monumentale della Pilotta
Ma la nuova sezione è anche importante per sottolineare la centralità geopolitica del Ducato di Parma, grazie ai rapporti dinastici e politici tra il ducato emiliano e l’Impero spagnolo, «punto nodale in cui si esercita il cambiamento di gusto che porta al Manierismo, segno di una perduta centralità dell’Italia culturale, e poi subalternità politica», aggiunge Verde.

Il gusto per la pittura del Nord si fece strada presso la corte farnesiana nelle Fiandre, dove al seguito della reggenza di Margherita d’Austria, moglie del duca Ottavio Farnese, operava quale «Maggiordomo» proprio il conte Roberto Sanvitale: «Quelle che presentiamo nella Sezione fiamminga sono opere arrivate a Parma grazie a una moda che voleva sottolineare il ruolo cosmopolita del Ducato nell’ambito dell’Impero, spiega il direttore.

Dipinte per essere viste da vicino, diffusero un gusto nuovo nella decorazione degli interni, fatto di preziosismi in cui immagini quasi cesellate nella materia venivano disposte sulle pareti fino a riempirle. Facilmente trasportabili e commerciabili, queste creazioni costituivano uno dei principali prodotti d’esportazione delle province del Nord, ricercate per la rappresentazione magico-realistica del visibile, la finezza illusionistica della luce e la qualità coloristica della pittura.

In un misticismo tipico delle aree settentrionali, in esse primeggia la potenza della natura, mentre scene di genere, paesaggi, battaglie, soggetti mitologici e religiosi sono talvolta relegati sullo sfondo in una pletora potenziale di inediti generi pittorici già borghesi, destinati a un duraturo successo. In tutte le tematiche si evidenzia un modo di osservare la realtà di una cultura nettamente diversa da quella italiana ed emersa con prepotenza grazie al clima riformistico dell’epoca, che ebbe un impatto decisivo sulle produzioni della penisola e accelerò la nascita del Manierismo
».

Prossime tappe al Complesso della Pilotta, anticipa Simone Verde, saranno la riapertura, in autunno, dell’Ala nord con tutta la pittura dei Seicento (compresi i Carracci e Bartolomeo Schedoni), «con non poche novità assolute comprese le copie degli affreschi di Correggio eseguite dai Carracci». Seguiranno il nuovo allestimento del Museo Bodoniano e, entro febbraio, la nuova veste del Museo Archeologico.

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