Avanti, Pilotta!

«Verso la Grande Pilotta»: il direttore Simone Verde inaugura la nuova ala del Museo Archeologico Nazionale di Parma

Veduta della Sala delle ceramiche ad allestimento ultimato © Pilotta - Foto Giovanni Hänninen
Stefano Luppi |  | Parma

Il direttore del Complesso monumentale della Pilotta Simone Verde ha definito l’apertura seppur parziale, avvenuta lo scorso dicembre, del Museo Archeologico, un «altro passo in direzione della Grande Pilotta». L’occasione è dettata dal taglio del nastro della cosiddetta ala nuova del Museo Archeologico Nazionale, fondato nel 1760 che oggi ha sede nella parte otto-novecentesca del complesso edificato a partire dal 1580 e «casa» anche di Galleria Nazionale, Biblioteca Palatina e Museo Bodoniano.

In particolare sono due le sezioni che il pubblico può visitare all’interno del museo, che aveva ancora un allestimento risalente al 1965. La «Sala delle ceramiche», caratterizzata da un intatto soffitto ligneo a cassettoni che non si vedeva dagli anni Cinquanta del ’900 perché occultato da una struttura in calcestruzzo, e le due «Sale egizie» create a imitazione delle tombe ipogee dei faraoni.

Questi ultimi spazi sono quelli di maggior fascino grazie all’evocazione delle camere funerarie, resa attraverso un abbassamento del corridoio di passaggio che conduce agli ambienti: qui, in teche realizzate appositamente, sono presenti alcuni corredi funerari, sarcofagi e la mummia del dignitario Osoreris proveniente da Zagazig, nel Basso Egitto, donata al museo nel 1885.

La collezione egizia della Pilotta è composta da circa 200 pezzi databili dalla XI dinastia al I secolo d.C.: si è formata in massima parte tra il 1826 e il 1845, grazie alla duchessa Maria Luigia con l’aiuto dell’allora direttore del museo Michele Lopez.

Tra gli altri reperti anche il sarcofago di Shepsesptah, risalente alla XXVI dinastia, un frammento di papiro del generale dell’esercito e ammiraglio Amenothes (XVIII dinastia) provenienti da Tebe, due ostraka in pietra e terracotta, bronzetti, vasi canopi in alabastro oltre a documenti dell’egittologo pisano Ippolito Rosellini (1800-43), frutto di una spedizione in Egitto del 1828 finanziata da re Carlo X di Francia e dal granduca Leopoldo di Toscana.

Ugualmente riqualificata è l’area delle ceramiche con le collezioni greche, etrusche, italiche e romane del museo, acquisite perlopiù da Lopez stesso, composte da vasi, piccole statue, specchi, ex voto, busti ed esposte in ordine cronologico in teche di vetro poggiate su un lungo tavolo e in vetrine circostanti.
Restaurate infine le facciate dell’edificio della nuova ala affacciate sul Cortile della Cavallerizza e firmate dall’architetto ducale Ennemond Alexandre Petitot (1727-1801).

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